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La pace lettiana sul Pd toscano: ora tutti vogliono le alleanze larghe

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06.10.2021

FIRENZE. Il presidente della Regione, Eugenio Giani ora dice che il M5S è «importante» per il risultato dei sindaci di centrosinistra. Sì, proprio così. Importante. Alla pari di Italia Viva. Anzi, di più, visto che i renziani han dato una mano solo «in certi Comuni». Dario Nardella è più analitico, ma lapidario. Il sindaco di Firenze è convinto che «il tema non è più se il Pd si allea o meno con i Cinquestelle». Figurarsi, quello ormai è scritto sulle tavole della legge dem. «Il tema è che quando i 5Stelle si alleano con il Pd vincono».

Ecco, non è più solo un assioma per l’ala zingarettian-orlandiana. Ma un punto fermo anche per molti riformisti, o almeno i disincantati, i pragmatici. Insomma, lo è per la “destra” del Pd in Toscana che sente soffiare un vento nuovo. E nonostante in Toscana l’asse con i grillini non abbia dato chissà quale soddisfazione. A Grosseto, l’unico capoluogo al voto, è stato un flop. A Seravezza non è bastato a tenere il Comune. Nella Piana fiorentina i grillini correvano da soli, eppure il Pd può dire di aver ripreso Sestograd grazie al sostegno alla sinistra-sinistra di Lorenzo Falchi. E infatti fino a due giorni fa le dichiarazioni su equilibri e rapporti con il M5S erano molto più sfumate, circospette e sospette. Guardate di sottecchi da molti dirigenti. Nonostante la linea del Nazareno. Ma del resto «è cambiato lo scenario», dice Nardella. Tradotto: l’onda di successo cresciuta con Enrico Letta nelle città e nel collegio senese........

© Il Tirreno


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