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Elizabeth Pierce e la truffa da un miliardo di dollari che ha fregato l’Alaska

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13.10.2019

Genova - C’è uno Stato americano dominato da neve e ghiaccio, dove d’inverno si possono toccare i 50-60 gradi sottozero: è l’Alaska, che ha oltre 700mila abitanti sparsi su un territorio grande il doppio del Texas, di cui solo il 5% ha accesso alla fibra ottica per collegarsi a Internet e chi vive nelle zone più remote può arrivare a spendere anche 100-150 dollari al mese per navigare a 56 k.

C’era una donna che prometteva di risolvere tutto con un cavo dati lungo dal Giappone all’Europa, da Tokyo sino a Londra, steso sotto all’Artico attraverso il temuto Passaggio a Nord-Ovest (sì, quello della serie tv “The Terror”): per riuscirci, ha raccolto milioni di finanziamenti da investitori, conoscenti e amici, offrendo come garanzia contratti per 1 miliardo di dollari con le firme degli amministratori delegati delle principali società di telecomunicazioni attive in Alaska.

"C’era" perché oggi quella donna non c’è più. O meglio: c’è ancora, però sta in carcere, condannata per truffa. Perché quelle firme sbandierate in lungo e in largo erano false (le aveva fatte lei, copiando quelle dei potenziali clienti), i contratti erano solo documenti di Google Drive, spariti in un secondo con un clic su “Svuota il cestino adesso”, il miliardo di dollari era virtuale e i soldi (veri) di investitori, conoscenti e amici erano stati usati per ristrutturare casa, pagare una pensione integrativa e coprire i conti delle carte di credito sue e del marito.

mappa: la zona di Utqiagvik, da dove sarebbero passati i cavi

La Quintillion e il progetto di cablare l'Artico
Quella donna, la cui storia incredibile è stata raccontata online dall’agenzia di stampa Bloomberg, si chiama Elizabeth Ann Pierce e prima di finire dietro alle sbarre era la co-fondatrice e Ad della Quintillion, una società impegnata nella posa e manutenzione della fibra ottica in tutto il mondo. Perché sì: l’azienda esiste davvero, e davvero sta lavorando (anche) per portare Internet nelle zone meno accessibili dell’Alaska. È solo che la Pierce ne aveva decisamente esagerato le ambizioni.

La donna, originaria proprio dell’Alaska, aveva incominciato a operare fra 2012 e 2013, apparentemente decisa ad affrontare un’impresa che sembrava inaffrontabile: non solo perché, secondo stime recenti, le operazioni di scavo per portare la fibra in quella che resta l’“ultima frontiera” americana richiederebbero 14 navi rompighiaccio e oltre 250 diverse autorizzazioni governative, ma soprattutto perché «chi vuoi che venga a investire qui in Alaska?», come ha detto alla Bloomberg uno dei finanziatori rimasti fregati. Ed è su questo, soprattutto su questo, sulla fiducia che avevano le persone nel fatto che stesse facendo........

© Il Secolo XIX