Armi nascoste in casa: "Si indaghi su quei legami con la storia della Uno Bianca"
Bologna, 17 febbraio 2026 – "Quanto emerso è impressionante. Mi auguro che la Procura indaghi su questa storia, si deve andare a fondo". È l’appello dell’avvocato Alessandro Gamberini, che assiste i familiari delle vittime della Uno Bianca: sta parlando dell’arresto di Corrado Pizzoli, 85 anni, che fu sentito anche nel processo ai Savi. Ex titolare dell’armeria di via Volturno dove il 2 maggio 1991 si consumò il duplice omicidio per mano della banda dei fratelli Savi. Quel giorno - uno dei tanti che ha segnato quella che viene considerata la strage diffusa più grande d’Italia, con 23 morti e oltre 100 feriti - furono uccisi nel negozio in pieno centro storico Licia Ansaloni, la titolare dell’armeria, e Pietro Capolungo, ex carabiniere in pensione.
Il blitz nell’appartamento di Pizzoli in via Tinozzi
La settimana scorsa, il blitz della polizia nell’appartamento di Pizzoli in via Tinozzi: l’anziano conservava centinaia di armi e munizioni, oltre che materiale esplosivo da guerra, detenuti illegalmente, tra cui 70 munizioni di vario calibro, componenti di mitragliatrice, una granata, munizioni per cannoncino, un razzo lacrimogeno e anche del tritolo. Due i punti da sottolineare in relazione a questo fatto, secondo l’avvocato Gamberini: "Pizzoli rilevò l’armeria subito dopo il duplice omicidio", da molto tempo era in trattativa per l’acquisto, e poi - secondo punto - Pizzoli "conosceva il proprietario della villa ormai ben nota dove c’era il poligono abusivo" a San Lazzaro.
Duplice omicidio all’armeria
Dietro il duplice omicidio all’armeria, secondo la ricostruzione dei familiari delle vittime, potrebbe esserci proprio la storia connessa al poligono clandestino di Villa Paglia: c’era chi aveva scoperto che uno dei poliziotti raccoglieva i bossoli (così che non si poteva risalire all’arma usata). "Capolungo pare avesse colto che forse questi avevano rapporti con la Uno Bianca – spiega Gamberini –. L’ipotesi è che con Capolungo si sia aperta una ’crepa’. E quel giorno vanno all’armeria, lo aspettano e lo ammazzano".
L’inchiesta bis sulla strage della Uno Bianca
I rapporti tra Pizzoli e le persone che gravitavano attorno al Poligono "devono dunque essere chiariti e approfonditi", incalza Gamberini. L’inchiesta bis sulla strage della Uno Bianca (il fascicolo è in mano ai pm Lucia Russo e Andrea De Feis) si concentra in particolare sugli episodi di Castel Maggiore, Pilastro e armeria di via Volturno. Diversi i testimoni sentiti di recente dagli inquirenti. Attesi a breve i risultati degli esami del Ris: il materiale raccolto allora è stato rianalizzato con le nuove tecnologie.
“Pizzoli e il titolare della Villa.poligono facevano affari insieme”
Pizzoli e il titolare della Villa-poligono, comunque, "facevano affari insieme – conferma Luciano Verlicchi, vedovo di Ansaloni –, ricordo che trattavano armi usate. Ciò che mi ha stupito di più e mi ha davvero sorpreso, leggendo dell’arresto di Pizzoli, è che avesse in casa tutta quelle armi, non me lo aspettavo". Quanto alla vendita dell’armeria, "eravamo già in trattativa nei mesi precedenti il maggio del ’91 – spiega Verlicchi –, ma lui era titubante per la cifra. Acquistarlo ai tempi sarebbe costato parecchio, parliamo di un negozio che incassava quasi un miliardo all’anno. Poi, però, successe il fatto. E qualche mese dopo gli ho venduto l’armeria a un prezzo stracciato. Alla fine, ebbe il negozio per poche lire".
Ma Pietro Capolungo poteva aver scoperto le connessioni tra i Savi e quel poligono? "Tutto è possibile a questo mondo – le parole di Verlicchi –, io questo non posso saperlo". Sono tanti gli aspetti ancora oscurti in questa storia: "Siamo ancora in attesa della verità".
