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Sesso per rinviare gli sfratti, le pretese degli ufficiali giudiziari

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04.04.2026

Il cartello che segnala la chiusura dell’Ufficio Nep

Articolo: Inchiesta sugli sfratti fantasma, la denuncia dell’avvocato: “MI hanno detto strappiamo quel verbale e mettiamoci d’accordo”

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Pesaro, 4 aprile 2026 – Favori sessuali in cambio di sfratti rinviati. È questa l’accusa più pesante avanzata dalla Procura che emerge dall’inchiesta sull’Unep del tribunale di Pesaro. L’ipotesi investigativa viene delineata nelle 32 pagine di ordinanza cautelare che è stata notificata al dirigente Gennaro Franchini, 65 anni e al funzionario Amedeo Trotta, 61 anni, entrambi agli arresti domiciliari da giovedì scorso con l’accusa di tentata concussione, rifiuto di atti d’ufficio e, per Trotta, anche falso in atto pubblico.

L’interrogatorio di garanzia è fissato per mercoledì 8 aprile alle 12 quando, assistiti dai propri avvocati (Andrea Casula ed Enrico Cipriani per Franchini e Gabriele Gallo per Trotta), compariranno davanti al gip.

L’esposto dell’avvocato Ettore Fabiani

Il caso nasce dall’esposto presentato il 10 marzo dall’avvocato Ettore Fabiani, 32 anni, che assiste le proprietarie di un appartamento a Tavullia. Nell’immobile vive una donna di 40 anni con due figli minori. Lo sfratto diventa esecutivo a maggio 2025. Il primo accesso, il 28 ottobre, va a vuoto. Al secondo, il 10 dicembre, la donna è presente e viene fissato un rinvio al 19 dicembre. Due giorni dopo, il 12 dicembre, tra Trotta e la donna inizia una relazione sentimentale, documentata, secondo gli inquirenti, anche da testimonianze e immagini di videosorveglianza. Il 19 dicembre Trotta non si presenta perché in ferie. Poi, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, la vicenda cambia passo.

Il 18 febbraio 2026 Fabiani viene convocato in tribunale da Franchini. Qui, stando agli atti, gli viene chiesto di “riappacificarsi” con Trotta e di strappare il verbale del 19 dicembre per rifarlo con una nuova data. Il gip riporta anche frasi ritenute intimidatorie pronunciate in quell’occasione. L’11 marzo 2026 viene quindi redatto un nuovo verbale in cui si fa riferimento alla presenza dei figli minori e all’intervento dei servizi sociali, disponendo il rinvio dello sfratto al 22 aprile. Un passaggio ritenuto illegittimo, perché la situazione familiare era già nota al giudice fin dal provvedimento originario. Il tentativo, secondo la Procura, sarebbe stato quello di rallentare o bloccare l’esecuzione, senza però riuscirci per il rifiuto della persona offesa. È da qui che si muovono le indagini.

La funzione pubblica e gli interessi personali

L’obiettivo è capire se si tratti di un episodio isolato o della spia di qualcosa di più ampio: una possibile tendenza a piegare la funzione pubblica a interessi personali, anche attraverso favori di natura sessuale da parte di donne in difficoltà. Secondo l’accusa si sarebbe creato un meccanismo in cui anche gli avvocati avrebbero finito per adeguarsi alle “condizioni” imposte, sapendo che, in caso contrario, le pratiche avrebbero subito “intoppi burocratici” e rallentamenti nelle notifiche.

Un sistema che si reggerebbe sul controllo concreto dei tempi delle esecuzioni: accessi rinviati, atti sospesi, procedure rallentate. Nell’applicazione delle misure cautelari è stato valutato il rischio che gli indagati possano sfruttare relazioni e contatti per ostacolare le indagini o alterare il quadro probatorio. Un pericolo che, secondo il giudice, sarebbe concreto anche alla luce della possibilità di continuare a interagire con l’ambiente di lavoro.

C’è poi il tema dell’impunità. L’ordinanza evidenzia una predisposizione a beneficiare di favori legata alla funzione pubblica esercitata, elementi che alimenterebbero un rischio concreto di reiterazione dei reati. E poi c’è il profilo personale: per Amedeo Trotta emerge un precedente per falso ideologico da pubblico ufficiale che però per lui, secondo il gip, non avrebbe avuto alcun effetto deterrente.

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© il Resto del Carlino