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All’università italiana servono più professori stranieri

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05.10.2019

Si sa, uno dei problemi più avvertiti dell’università e della ricerca italiana è l’esodo verso l’estero di molti ricercatori formati in Italia.

Intendiamoci, la mobilità dei ricercatori è certamente un valore e di fatto una necessità della ricerca, e anche, direi, un motore di integrazione. Se n’è accorta da anni l’Unione Europea, che incoraggia moltissimo la mobilità infraeuropea e non solo (per esempio, con i programmi Marie Curie, negli ultimi 10 anni ha finanziato circa 100mila progetti di ricerca di giovani ricercatori, che basino il loro progetto – selezionato secondo gli standard più rigidi – in un’istituzione universitaria o di ricerca di un diverso paese da quello di provenienza).

C’è tutto un percorso da fare in questo senso, un discorso europeo. Per esempio quello di un sistema di università europee (come proponevo qui, al secondo punto), che tocca anche il nodo dell’amministrazione delle università, non solo della ricerca in quanto tale.

Ma non è questo quello che qui ci interessa. Il punto è qui che oltre al problema dei ricercatori che lasciano l’Italia perché in Italia non trovano una collocazione nel nostro sistema – e credo che lo stesso Fioramonti ne sappia qualcosa -, c’è un grande problema di incapacità di attrarre ricercatori e professori stranieri. E non si tratta di rientro di italiani, ma di attrazione di stranieri.

Dal dottorato alla docenza, nei dipartimenti italiani gli stranieri sono quasi........

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