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Fondi incerti e scaricabarile: tutti i guai della cabinovia di Trieste

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27.12.2025

«Il finanziamento è assolutamente coperto», prometteva Matteo Salvini nella sua ultima visita alla Stazione Marittima, rassicurando il Comune di Trieste sul proprio sostegno alla cabinovia: 48,8 milioni, che il Mit avrebbe impegnato in sostituzione ai fondi persi dal Pnrr.

Era il 4 dicembre 2024, il ministro assicurava che è «un progetto a cui tengo particolarmente», ma a distanza di più di un anno la liquidità per l’impianto a fune non c’è e, pur di andare avanti, la giunta comunale si è ritrovata costretta ad anticipare per l’opera 30 milioni da risorse municipali. Anche l’ultimo tentativo del senatore Marco Dreosto di infilare la cabinovia nella Legge di Bilancio si è risolto in un nulla di fatto, con l’emendamento proposto dal segretario regionale della Lega perito sullo sfondo della lotta interna al partito per il pacchetto pensioni e, alla fine, mai arrivato in Senato.

Il vicepremier torna alla carica (il ministro «ha a cuore la questione», riporta una nota del Mit) ma passa la patata bollente all’altro fronte della Lega, quello del Mef di Giancarlo Giorgetti. Il Comune confida che la situazione possa sbloccarsi in gennaio, senza però dimenticare che sulla fonte originaria delle risorse pende tuttora un ricorso al Tar del Lazio.

Il pasticcio, almeno per quanto riguarda la copertura finanziaria dell’opera, è tutto interno al Carroccio.

Tutto è partito dal decreto del 23 dicembre 2024 con cui Salvini sostituiva i 48,8 milioni del Pnrr con risorse statali, dando seguito a quanto promesso tre settimane prima. «Conto che i cantieri della cabinovia possano partire entro l’estate dell’anno prossimo (del 2025, ndr) e decine di migliaia di persone possano muoversi in maniera sostenibile entro l’estate del 2027: questi sono i tempi che ci siamo dati», aveva annunciato il ministro, salvo poi essere smentito dal suo stesso........

© Il Piccolo