L’anno nuovo, la cicala e la formica
Essere ottimisti è senz’altro una dote. Eccedere con l’ottimismo, invece, non è salutare: porta a bruschi risvegli e a sogni infranti. Ed è per questo motivo che il nuovo anno va affrontato con un solido ancoraggio ai princìpi della realtà e dei fatti. Trieste, Gorizia e Monfalcone, tutto il Friuli Venezia Giulia, si apprestano a un 2026 che è ben più di un anno di transizione: su queste terre nei prossimi dodici mesi si getteranno le basi per scelte importanti, con conseguenze a lunga gittata.
Prendiamo Trieste, città che il suo primo cittadino continua a ritrarre già perfetta. Roberto Dipiazza fa il suo sacrosanto mestiere e nessuno può e vuole disconoscere la passione e la dedizione che hanno contrassegnato i decenni del suo mandato. Però un conto è esaltare l’attuale fase positiva attraversata dalla città, un altro è dribblare, sminuendoli, gli incagli a cui Trieste sta andando incontro. Per essere più chiari e diretti, scomodiamo pure la favola esopica della cicala festaiola e della formica laboriosa e previdente: in riva all’Alto Adriatico si canta e si balla, godendo i benefici di una congiuntura favorevole, senza prestare la dovuta attenzione ai segnali di serie criticità incombenti.
L’azzardo di un’economia sbilanciata sulle effimere fortune del settore turistico è uno di questi aspetti problematici: siamo certi di volere una città dove a ogni foro commerciale corrisponde un bar, un pub,........





















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