L'analisi/ Il nuovo intreccio tra torti, ragioni e potere
Dopo gli eventi di Caracas il direttore di questo giornale ha scritto: siamo in un nuovo intreccio di torti e ragioni. Non ho letto una definizione più calzante di questa.
Siamo tornati nella realtà. La distinzione tra torti e ragioni non è affatto una distinzione naturale come quella, che so, tra mare e terra. La distinzione tra torti e ragioni è una distinzione culturale, non naturale. In questa affermazione non vi è nulla di relativistico. Posso battermi in piena coscienza e con ragioni fortissime per difendere una distinzione tra torti e ragioni contro un altro modo di distinguere tra torti e ragioni, e anche per difendere una distinzione tra torti e ragioni contro tutte le altre. Proprio questo, però, mi dimostra che nella pratica (ed anche in quella piccola porzione di pratica che è la teoria) ogni distinzione tra torti e ragioni deve essere difesa. Nessuna distinzione tra torti e ragioni si impone con la sola forza dell’evidenza, come invece da sola si impone la differenza tra mare e terra.
Il fatto che la distinzione tra torti e ragioni non sia una distinzione naturale, ma culturale, non significa affatto che distinguere tra torti e ragioni non sia necessario. Al contrario: non solo è necessario, ma addirittura è inevitabile. Infatti, non si costituisce alcuna forma di vita sociale senza una distinzione tra torti e ragioni. Tanto è inevitabile distinguere tra torti e ragioni che, in mancanza di soluzioni più sofisticate, la ragione è di chi ha il potere e il torto di chi non ce l’ha.
Perciò, prendere atto del nuovo intreccio tra torti e ragioni........
