L'intervento/ Pasolini e la nostalgia a sinistra
Pasolini era un conservatore? Pasolini non era di sinistra? Pasolini era di destra?
È probabile che, dell’edizione di Atreju che si è conclusa ieri, saranno queste le domande che più a lungo ci accompagneranno. Domande interessanti, su cui in tanti si sono interrogati. C’è chi ha risposto sì, c’è chi ha negato risolutamente, c’è chi ha concluso che Pasolini è inclassificabile.
Forse, però, la domanda giusta è un’altra. Dopotutto, su chi fosse veramente Pasolini non ci sono grandi dubbi o divergenze. Più che chiederci se era un conservatore, dovremmo chiederci che cosa davvero significhi essere un conservatore e, in secondo luogo, se si possa – al tempo stesso – essere conservatori e di sinistra.
Sul fatto che nel pensiero di Pasolini si possano rintracciare elementi di conservatorismo credo non vi possano essere dubbi. Nella sua critica del mito dello sviluppo, nel suo rimpianto per il mondo di ieri (meravigliosamente descritta con la metafora della “scomparsa delle lucciole”), nella sua ostilità alla legge sull’aborto vista come sottomissione al potere dei consumi (il “nuovo fascismo”), echeggiano sicuramente motivi conservatori, per non dire retrogradi o reazionari. Dunque, alla domanda se Pasolini fosse un conservatore tenderei a rispondere: di più, Pasolini era un “indietrista”, che guardava in modo romantico all’Italia povera e contadina, e pensava che lo “sviluppo”, con la dilatazione dei consumi delle masse e la liberazione sessuale, non........





















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