L'editoriale/ Il racconto catastrofista del Paese che non c’è
Nella ricerca scientifica è un principio ovvio che, quando una teoria effettua predizioni errate, la si debba correggere o si debba elaborare una teoria alternativa. Il medesimo principio, con qualche incertezza in più, vale anche nella maggior parte delle scienze sociali. La ragione di tale “incertezza in più” è legata alla maggiore genericità delle predizioni delle scienze sociali, e soprattutto al fatto che – diversamente da quel che accade nelle cosiddette scienze dure – è quasi sempre impossibile effettuare esperimenti controllati.
C’è un campo, tuttavia, nel quale alcune predizioni errate sono facilmente constatabili, ma non incontrano alcuna resistenza, né suscitano propositi di auto-correzione. Anzi succede che la medesima teoria venga riproposta ripetutamente, in barba a una lunga successione di predizioni sbagliate. E tutto questo a dispetto del fatto che, a chi formula una teoria che sbaglia le previsioni, converrebbe – per raggiungere i suoi scopi – disporre di una teoria che invece le azzecca: conoscere come funziona la realtà è la precondizione per poterla cambiare.
Ma dove accade che le predizioni errate non contino nulla?
È semplice: la teoria che persiste a dispetto dei propri fallimenti è la teoria della società italiana formulata dalla maggior parte dei media, degli intellettuali e degli........
