Gino Gerosa: «Così ho lasciato il bisturi per fare l’assessore alla sanità in Veneto
Sono passati 40 anni, ma il professor Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama mondiale che da meno di un mese ha deposto il bisturi per diventare assessore alla Sanità della Regione Veneto, non ha mai dimenticato quella notte del gennaio 1986 in cui era di guardia medica a Fiera di Primiero, uno dei tanti turni accettati per pagarsi la scuola di specialità.
«Telefonò una signora, disperata: sua figlia di 11 anni aveva le convulsioni. Arrivammo con l’ambulanza a Canal San Bovo, raggiungemmo con la barella una baita sperduta nella neve. La piccola aveva preso freddo giocando all’aperto. La portammo a Feltre. Dissi al collega del pronto soccorso: “A me sembra in coma”. “Ma no, è solo una congestione addominale”, replicò lui. Pensai: quanto sono ignorante! La mattina seguente telefonai per sentire come stesse la paziente. Appresi così che da Roma stavano giungendo i cardiochirurghi del professor Benedetto Marino per espiantare il cuore della bambina, morta per emorragia cerebrale: s’era rotto un aneurisma. Da allora ho imparato a diffidare del giudizio altrui».
Si dipana da quel momento il fil rouge, come lo chiama Gerosa, il filo rosso che ha tenuto insieme la sua vita. «Vent’anni dopo si presentò in ambulatorio una signora: “Queste sono le cartelle cliniche di mio fratello. Vorremmo che fosse lei a operarlo, perché in famiglia siamo già rimasti scottati”. Le chiesi: che cosa è accaduto? “Ho dovuto donare il cuore di mia figlia per il primo trapianto pediatrico”. La fissai negli occhi: ma lei è la mamma che in una notte del 1986 fu raggiunta a Canal San Bovo da un giovane medico? “Sì, sono io”. Ero quel dottore. Ecco che cos’è il fil rouge».
È lo stesso filo rosso che nel 2025 ha legato la medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica, consegnatagli ad aprile dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla nomina a sorpresa con cui il nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, a dicembre lo ha voluto ai vertici del settore in Regione. «Per assumere questo incarico ho dovuto rinunciare alla sala operatoria e alla cattedra universitaria. Lasciare i miei pazienti e i miei studenti è stato un sacrificio enorme». Quelle che non ha abbandonato sono le abitudini da chirurgo: ogni mattina prima delle 7 parte da Padova e alle 7.30 è già a Venezia, fra i pochi che entrano a Palazzo Balbi a quell’ora.
Il fil rouge ha fatto sì che Gerosa finisse alla Scuola militare della Nunziatella a Napoli, al posto del fratello Carlo, generale dei carabinieri oggi in pensione. Il fil rouge ha voluto che andasse perduta la sua domanda di ammissione all’Accademia militare di sanità interforze. Il fil rouge lo ha portato per sbaglio a Verona, nell’aula del Policlinico dove si teneva l’ultima lezione per gli studenti al sesto anno della facoltà di medicina che dovevano scegliere la scuola di specialità, scoprendo così la cardiochirurgia e incontrando il suo mentore, Dino Casarotto, padovano di Curtarolo. Il fil rouge lo ha salvato dal naufragio in cui persero la vita un suo carissimo amico cardiochirurgo e la figlia di questi, sbattuti con la loro barca contro i frangiflutti del porto di Rimini dal mare in burrasca.
Gerosa, 68 anni, ex presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca e del Collegio dei professori ordinari di cardiochirurgia, materia che fino a pochi giorni fa insegnava all’Università di Padova, ha chiuso la carriera con oltre 7.000 interventi all’attivo. È l’unico al mondo ad aver impiantato un cuore fermo da 20 minuti. Nell’Azienda ospedaliera ha diretto per 22 anni l’unità operativa intitolata a Vincenzo Gallucci, che qui nel 1985 eseguì il primo trapianto cardiaco in Italia. Gerosa – originario di Rovereto, una ex moglie inglese di nome Janine e tre figli, Edoardo, Carlo Andrea e Filippo Alberto, tutti laureati nel Regno Unito – è cresciuto al National heart hospital di Londra, alla scuola di Donald Ross, il sudafricano di........© Il Mattino di Padova
