menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il senso della frontiera e l’identità dell’Europa nella traiettoria di Gorizia

8 5
sunday

Ma qual è il lascito di Gorizia-Nova Gorica Capitale europea della Cultura 2025? Non è qui in tema una riflessione sui flussi turistici, sui valori economici, sui mutamenti immobiliari o sugli eventi di spettacolo o culturali. Vorrei ragionare sul senso del confine, anzi della frontiera e provare a ragionare su che cosa ci insegna la parabola di Gorizia, dalla fine del Secondo conflitto mondiale ai giorni nostri.

Dal colore grigio ferro della città, infatti attraversata dalla Cortina di ferro, al verde delle colline del Collio-Brda senza confini. La riscoperta della Nizza d’Austria come parte da vivere e da praticare oggi della Mitteleuropa. Gorizia anche come simbolo e metafora di un’Europa possibile, senza confini ma aperta a nuove frontiere.

Potrei associarmi al canto lirico che in tanti esprimono riguardo al superamento dei confini. E mi verrebbe molto naturale, nel senso che una parte di ciascuno di noi ovviamente è votata alla speranza. D'altra parte, esiste un'altra componente che metterei in conto al rischio disillusione.

Con l'illusione di una Europa senza più confini e senza più guerre ci siamo intrattenuti per molti decenni, la disillusione è la fase presente in cui dismettiamo nei fatti e nei pensieri quell’orizzonte.

Siamo dentro ad una stagione che sta provando a riscrivere la storia, al punto tale che uno degli uomini più importanti del pianeta, pro-tempore presidente degli Stati Uniti d'America, per esempio non discute nemmeno più sul senso e sul valore della svastica nazista e la tralascia come un orpello del passato. La svastica, secondo gli ideologi di Trump, non è più “un simbolo di odio”. Parlano a noi europei, che abbiamo deciso di condividere una serie di fattori fondanti e fondamentali della nostra identità, tra cui per esempio il ripudio del nazismo. Se anche la svastica non ha significato e valore, ne deriva la caduta di un elemento centrale della nostra identità europea.

Identità è una parola che pretende di essere maneggiata con cura, perché ha un etimo che viene da “idem”: la stessa cosa. Ognuno di noi è identico solo a sé stesso, eppure abbiamo dei fattori identitari comuni. Il punto è quanto vogliamo enfatizzare i fattori che ci uniscono e quanto lavoriamo su quelli che ci dividono. Il punto è chiarire i confini della nostra identità di europei. Che è sotto bombardamento da parte di Trump e del suo speculare antagonista-omologo Putin. Il punto è chiarire se vogliamo combattere come europei o se ci vogliamo dividere al nostro interno, ricostituendo i confini e tradendo dunque la storia bella che racconta Gorizia.

Ci sono forse un paio di libri che ci possono aiutare a riflettere. Il primo si intitola “Praga, poesia che scompare”, saggi degli anni ‘80 di Milan Kundera (Adelphi). “Praga si allontana lentamente nelle nebbie dell’Europa dell’Est, cui non ha mai appartenuto” scrive Kundera. Ma che c'entra Praga con Gorizia? Il tema dei confini interessa tanto Praga quanto Gorizia e la interessava 50 anni fa così come - sotto aspetti........

© Il Mattino di Padova