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Quando Umberto Bossi si “mangiò” il Nord Est

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20.03.2026

Era nata nel 1980, come “madre di tutte le Leghe”, per usare l’immagine coniata dal suo fondatore Franco Rocchetta. All’epoca, Umberto Bossi era un signor nessuno; eppure proprio quello sconosciuto nel giro di soli dieci anni si è fagocitato la Liga Veneta, senza mai assegnare ai suoi esponenti ruoli di peso nel partito, malgrado si trattasse di un prezioso serbatoio di voti: a volte più della stessa componente lombarda.

Quando decolla la realtà veneta, Bossi è un semplice sostenitore della causa autonomista, cui l’ha conquistato Bruno Salvadori, storico leader dell’Union Valdotaine. In quello stesso 1980, prova a cimentarsi in prima persona dando vita all’Unolpa, Unione nord occidentale lombarda per l’autonomia; che però ha vita effimera. Così l’anno dopo decide di fondare la Lega lombarda, scegliendo come simbolo Alberto da Giussano.

L’invenzione del Nord come “patria”, il primo prototipo partito personale, l’impronta patrimoniale e parecche altre cose del fondatore

In Veneto nel 1983 la Liga a sorpresa riesce a far eleggere due suoi esponenti in Parlamento, Achille Tramarin e Graziano Girardi, toccando il 4 per cento; Bossi ci prova ma resta a mani vuote, con una lista in cui abbina ai lombardi i piemontesi di Roberto Gremmo e la Lista per Trieste di Manlio Cecovini (quest’ultima già presente alla Camera dal 1979 con Aurelia Benco Gruber). Ma la Liga disperde in fretta il suo patrimonio a causa di un’esasperante litigiosità interna, gestita da Rocchetta con drastiche scelte autoritarie: si........

© Il Mattino di Padova