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Chi è Stefano Poli, il prof della Statale ucciso dalla valanga in Val d’Aosta: le Alpi, lo sci e l’università

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24.02.2026

Stefano Poli aveva 66 anni di cui 48 vissuti in Statale. Lascia moglie e una figlia

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Milano, 24 febbraio 2026 – “Instancabile, appassionato, schietto. Di un’onestà intellettuale e di una rettitudine estreme. Aveva le Alpi orobiche nel cuore: sono state la sua culla. Stefano Poli è un punto di riferimento per l’università Statale e non solo. Ha sempre avuto uno sguardo internazionale”: così Lucia Angiolini, direttrice del dipartimento di Geologia, ricorda il professore di Petrologia scomparso domenica a tremila metri, tra le montagne che tanto amava. Era partito da Antagnod per un’escursione in solitaria: l’ultimo messaggio sulla cima, poi la valanga. Il silenzio, i soccorsi vani. Lascia la moglie e una figlia.

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Poli era originario della bergamasca, da qualche anno viveva a Pozzuolo Martesana. Aveva 66 anni, 48 dei quali trascorsi in Statale, dove si è laureato, ha intrapreso il dottorato, è diventato tecnico e poi professore prima associato e nel 2000 ordinario, fino a dirigere il dipartimento e a entrare nel Cda dell’ateneo quattro anni fa. Scienziato di fama internazionale, ha collaborato con l’Eth di Zurigo, con il Bayerisches Geoinstitut di Bayreuth ed era apprezzato da colleghi di tutto il mondo. Amava viaggiare. “Ed era uno stambecco: non lasciava indietro nessuno, ma ci metteva sempre alla prova durante le campagne geologiche, dalle Alpi al Karakorum”, ricorda Patrizia Fumagalli, che è stata sua allieva (si è laureata con lui nel 1997) prima di diventarne collega e amica.

Il ricordo delle colleghe

“Abbiamo condiviso il percorso di costruzione del laboratorio di petrologia sperimentale, con i primi strumenti in grado di riprodurre le condizioni dell’interno della Terra, ma anche le gite in bicicletta: altra sua grande passione”, continua la professoressa Fumagalli. Ha fondato il primo spin-off della Statale - Petroceramics - una piccola media impresa che dà lavoro anche oggi ai laureati dell’ateneo. In risposta al lockdown del 2020 ha contribuito a realizzare un museo virtuale delle collezioni di rocce, fossili, minerali che ora è consultato da tutto il mondo.

Lucia Angiolini l’ha conosciuto prima da amica che da collega: "Era compagno di classe di mio marito (il professore Andrea Zanchi di Bicocca, ndr), entrambi bergamaschi, appassionati di scialpinismo. Siamo diventati subito molto amici anche di sua moglie, geologa, che oggi forgia i futuri scienziati alle scuole medie. Con Stefano ci siamo ritrovati poi sul lavoro anche se avevamo temi di ricerca diversi: io paleontologa, lui petrologo. E ogni tanto ci scontravamo pure: partivamo da due posizioni diverse per poi trovare punti in comune e approdare a una visione nuova. Discussioni interminabili, ma sempre costruttive".

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Camminare in suo nome

Alla Statale lo ricordano anche arrivare sui pattini da Lambrate, per allenarsi, o mentre traghetta l’ateneo nei momenti più complicati, durante la pandemia o con il campus Mind tutto da disegnare: “Ci ha sempre creduto strenuamente, non vedeva l’ora di aprire i nuovi laboratori”.

All’orizzonte aveva un’escursione in programma, la GeoReunion in Valmalenco, con la “sua“ Statale e gli alumni, gli ex studenti che riusciva sempre a riagganciare e dei quali narrava le imprese e carriere anche su YouTube. "A maggio ci andremo per lui. Non lo dimenticheremo. Il vuoto che lascia è una voragine, ma continueremo a camminare nel suo nome”.

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