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Nucleare, la grande sfida energetica lanciata da Gian Luca Artizzu di Sogin: “Ripristiniamo le vecchie centrali dismesse per tornare a essere indipendenti”

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15.03.2026

I quattro siti nucleari dismessi in Italia sono presenti a Trino Vercellesi, Caorso, Latina e Garigliano

Per approfondire:

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Milano, 15 marzo 2026 – “Vogliamo rimanere fra i Paesi industrializzati o preferiamo consegnarci all’irrilevanza industrriale? Ecco, oggi il nucleare è una opportunità enorme per tutta l’Europa per raggiungere livelli di decarbonizzazione e di eccellenza come in questo momento ha soltanto la Francia. Ma non si tratta soltanto di decarbonizzazione perché questa opportunità dev’essere vista correlata alla competitività industriale, alla necessità che le aziende oggi si dotino di processi produttivi sempre decarbonizzati, in modo che anche la filiera dei loro prodotti possa vantare questa caratteristica ed essere sempre all’interno di tutti i mercati che la richiedono”. 

Gian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin

Choc petroliferi ripetuti 

Gian Luca Artizzu è l’amministratore delegato di Sogin, la società pubblica per lo smantellamento delle centrali nucleari e la gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. Il tema del nucleare torna ciclicamente. Nel 1992 con la prima guerra del Golfo e lo choc petrolifero. Tra il 2006 e il 2008 con il crac Lehman Brothers, poi con il conflitto in Ucraina e ora con i bombardamenti in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz. Ma l’Italia - che con il referendum del 2011 ha scelto di non tornare al nucleare - è sempre rimasta legata a petrolio e gas. Lontana dall’indipendenza energetica. Eppure il mondo sta andando altrove.

Le operazioni di allontanamento del combustibile irraggiato nella centrale di Caorso

E allora “ben vengano le parole del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, al Vertice sull’Energia Nucleare di Parigi. Una posizione che segna una svolta storica nella politica energetica: l’Italia aderisce all’impegno internazionale per triplicare la capacità nucleare globale. E la legge delega allo studio sarà il pilastro per l’intera programmazione nazionale.   

"Occorre un mix”  

“Senza quella infrastruttura normativa non andiamo da nessuna parte”, sottolinea Artizzu. Mettendo in chiaro che “non bisogna mettere in concorrenza le fonti di energia”. Occorre un mix, anche davanti allo “scenario prevalente secondo cui entro il 2050 raddoppieremo il consumo di energia, arrivando a 300 TWh (terawattora) all’anno se non a 600”. La crescita dell’industria, della mobilità sostenibile e l’espansione dei data center richiedono una stabilità energetica per cui “il nucleare diventa fonte indispensabile”. Sostenibile e sicura. Il nucleare è la fonte che produce meno Co2 per chilowattora. L’investimento su un campo fotovoltaioco si dismette dopo 20 anni mentre un impianto nucleare dura 80 anni.  

L'apertura del Vessel, il recipiente in pressione che contiene il nocciolo del reattore nucleare, nel sito di Garigliano

Quesiti referendari 

“Se nel 2011 il voto al referendum fosse stato diverso, oggi staremmo aprendo una centrale – analizza Artizzu –. E invece oggi stiamo vivendo un paradosso: l’Italia è riconosciuta come seconda industria nucleare d’Europa (siamo pieni di aziende che, però, lavorano all’estero) e abbiamo il Politecnico di Milano che è la scuola di ingegneria nucleare più grande d’Europa, eppure qui non abbiamo centrali. Abbiamo perso due generazioni di professionisti per la costruzione di reattori e impianti”. Però “siamo i migliori nello smantellamento”. Che è la missione di Sogin. Quattro le centrali dismesse: Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta), oltre a 4 siti del ciclo del combustibile e un reattore sperimentale a Ispra (Varese). 

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Reattori di terza generazione 

“Siamo quasi al 50% del lavoro che dobbiamo fare – aggiorna Artizzu –, ma lo smantellamento non impedisce di procedere con una nuova costruzione. Non c’è nessun impedimento tecnico a costruire uno Small modular reactor, reattori di terza generazione, e accanto anche data center che, per loro natura, devono stare vicino a una fonte stabile di energia”. Già oggi i duemila mega di calore che servono per produrre mille mega elettrici possono essere riutilizzati ad esempio nelle serre o nelle aziende di trasformazione alimentare, e quando “arriveremo alla quarta generazione di impianti, potremo alimentare anche acciaierie e grandi aziende energivore”. “Da un punto di vista tecnico possiamo iniziare domattina”.

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