La vendita di San Siro, il pressing sulla soprintendenza e il ruolo dei due club che emerge nelle chat: “Il Meazza non si abbatte? Sala reagisce male”
Lo stadio Meazza è stato aperto nel 1926
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SeguiciMilano, 24 aprile 2026 – Il parere della soprintendenza milanese alle Belle arti era decisivo in quel periodo, perché un eventuale no alla demolizione di San Siro avrebbe potuto far saltare l’operazione che poi ha portato alla cessione dello stadio e delle lucrose aree limitrofe ai club. Il 27 luglio 2023 Giancarlo Tancredi si agita e scrive alla soprintendente Emanuela Carpani per avere notizie sulla seduta svolta lo stesso giorno, scusandosi per “l’invadenza” e specificando che il tema è “delicato”, senza ricevere una risposta al messaggio. Subito dopo scrive anche a un’altra dirigente del ministero della Cultura a Milano, la quale gli comunica che è stato “accolto parere di interesse culturale semplice sul secondo anello dello stadio”.
Il presidente del Milan Paolo Scaroni, 79 anni, e il sindaco Giuseppe Sala, 67 dopo un incontro ufficiale a Palazzo Marino sul caso San Siro
Il nodo della demolizione
Quello che premeva a Tancredi, come emerge dagli scambi di messaggi riportati in un’informativa della Guardia di Finanza tra gli atti dell’inchiesta della Procura sulla vendita dello stadio con al centro i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e turbativa d’asta (nove indagati, tra cui l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Tancredi, il dg del Comune Christian Malangone, la consulente dell’Inter ed ex assessora Ada Lucia De Cesaris e manager delle società), era rivolto alla possibilità di demolire perché “se devo mantenere tutto il secondo anello le squadre scappano”. La dirigente rassicura: “L’interesse semplice lascia maggiori margini di manovra, credo che la Carpani lo abbia spiegato anche al sindaco”.
L'ex assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi
"Chiederò al Governo di comprarselo”
Tancredi, quindi, scrive al sindaco Giuseppe Sala, comunicandogli la notizia riservata e assicurando di stare “incalzando” la dirigente “chiedendole se si può demolire almeno in parte” e invitando il primo cittadino a contattarla a sua volta. Poi, di sera, scrive a Malangone: “La Carpani mi dice che un’eventuale demolizione deve essere solo in parte (...) La pronuncia formale esce solo tra qualche giorno. Capo mi sa che reagisce male”. Il “capo” era Sala, che il giorno dopo invia effettivamente un duro messaggio a Carpani, da lui inoltrato a Tancredi: “Le squadre vanno fuori Milano e il Comune rimarrà con San Siro vuoto. Chiederò al Governo di comprarselo perché questo è un danno economico enorme per il Comune e anche un gigantesco danno di immagine per Milano. Qualcuno dovrà renderne conto ai cittadini. Vediamo il ministero cosa dirà”, conclude paventando la possibilità di fare pressioni su livelli superiori.
L'ex assessore Ada Lucia De Cesaris
Trattative con fondi stranieri
Le conversazioni, recuperate nelle chat dei telefoni posti sotto sequestro la scorsa estate nell’inchiesta sull’urbanistica che aveva portato all’arresto per corruzione di Tancredi, poi liberato dal Riesame, secondo la Gdf mostrano “la preoccupazione dei pubblici ufficiali” Malangone, Tancredi e Sala, “sulla prosecuzione della procedura di vendita” dello stadio. Preoccupazione che, in quel periodo, Sala non nascondeva anche nelle dichiarazioni pubbliche. Erano in corso trattative e contatti con società controllate da fondi stranieri, con evidenti difficoltà nel risalire al titolare effettivo, seguendo le procedure previste della norme per “contrastare fenomeni di riciclaggio e/o di infiltrazioni di tipo mafioso”.
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Dagli scambi di email emerge che l’11 maggio 2023, a distanza di oltre due anni dall’arrivo della procedura di verifica, “la produzione documentale più volte sollecitata dall’ente risultasse solo parzialmente evasa”. Nonostante questo l’ente, annota la Gdf, “non ha comunque interrotto la procedura ma è rimasto in attesa che i privati inviassero i dati identificativi” dei titolari effettivi. Una scarsa trasparenza che emerge anche da alcune email, da cui si evince “come le squadre abbiano omesso di fornire i dati a l Comune di Milano pur essendone in possesso”. La motivazione? Un tema di “riservatezza”, spiegano tra loro due manager.
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