Hantavirus, naturale o rifatto?
A questo punto della narrazione sull’Hantavirus – diventata allarmistica in poche ore – la questione dirimente è:
Si tratta di un Hantavirus naturale, trasmesso dai roditori, o di un un virus ingegnerizzato (prodotto con gain of function)?
Nel primo caso l’infezione non può sfociare, nell’immediato, in una pandemia, nonostante l’alta mortalità accompagni questo tipo di malattia (o forse proprio per questo). Ce lo ricorda Stefano Petti, epidemiologo e professore: “L’epidemiologia delle malattie infettive è sempre la stessa e non può cambiare. Vale per tutti i patogeni esistiti, esistenti e futuri. C’è una piramide, in cima ci sono i decessi provocati dal patogeno, nel gradino successivo i malati gravi, ospedalizzati e non, poi seguono i malati non gravi e infine, il numero più grande di tutti è dato dalle persone che hanno o hanno avuto l’infezione senza ammalarsi”. Nell’evolversi il virus, per sopravvivere e trasmettersi sempre meglio, diventa meno virulento e più contagioso.
Il processo biologico che porta un virus a fare il salto di specie e diventare pandemico segue le tappe dettate dalla natura.
Si veda la tabella allegata. Lo stadio 2 si ha quando l’animale infetta l’uomo; il 3 quando, oltre ai contagi animale-uomo, si hanno le prime – poche – trasmissioni da uomo a uomo; il 4, significa che oltre alle infezioni da animale a uomo ve ne sono molte di più da uomo a uomo, ma “per arrivare allo stadio 5 quando non c’è più l’animale a innescare l’epidemia e il virus si trasmette solo da uomo a uomo, occorrono diversi decenni” ha confermato Petti. Che ha aggiunto: “Attualmente gli Hantavirus sono allo stadio 2 forse 3 del loro rapporto con l’essere umano come ospite”.
Gli hantavirus sono virus a RNA a singola elica come i Coronavirus e come i virus influenzali e tendono a modificarsi molto rapidamente.
Il loro effetto patogeno è noto da almeno trent’anni. Ha dichiarato Joseph Varon, professore, presidente dell’Independent Medical Alliance e medico di terapia intensiva che “la........
