Da Mojtaba a Trump, la satira di Eretz Nehederet spiega la guerra meglio di un tg
I comici della trasmissione dal 7 ottobre stanno mostrando il senso di Israele per la comicità in tempo di tragedia, di guerra, di pace e di scontri politici. L'ultimo sketch su come è nato il nome dell'operazione "Furia epica"
Lo spaesamento del regime iraniano in attesa di Khamenei jr
Lo spaesamento del regime iraniano in attesa di Khamenei jr
La guerra all'Iran arriva fino all'Indo-Pacifico
La guerra all'Iran arriva fino all'Indo-Pacifico
Dopo l'attacco in Belgio, uno sventato a Oslo. Un anno di attacchi ai siti ebraici
Dopo l'attacco in Belgio, uno sventato a Oslo. Un anno di attacchi ai siti ebraici
Tre uomini con aba (veste), qaba (tunica) e turbante si intrattengono in un gioco simile alla morra cinese. Perde chi, anziché mostrare il dorso dove i tre ostentano un bell’anello dalle grandi pietre, mostra il palmo. Solo uno compie l’errore, e gli altri due, dandogli una pacca sulla spalla se ne vanno dicendogli che tocca a lui. Il terzo rimane inebetito, capace di balbettare soltanto: “Cosa?”. Lui è Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema che nessuno ha visto e anche nel caso di questa scena, non si tratta del figlio di Khamenei in persona chiamato a prendere il posto del padre, ma di uno dei comici della trasmissione israeliana Eretz Nehederet, che dal 7 ottobre stanno mostrando il senso di Israele per la comicità in tempo di tragedia, di guerra, di pace e di scontri politici.
Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da ארץ נהדרת (@eretznehederet)
Un post condiviso da ארץ נהדרת (@eretznehederet)
I personaggi variano, ci sono stati i miliziani di Hamas, c’è sempre Benjamin Netanyahu, c’è stato Joe Biden e ora c’è Donald Trump. In uno degli ultimi sketch, il presidente americano si agita con il suo segretario del Pentagono Pete Hegseth per dire che a loro il nome israeliano dell’operazione Ruggito del leone non piace, “non siamo mica dei piccoli Simba”. Serve qualcosa di più forte. E così fra i boom, gli yeah, i cappellini, le facce minacciose, i due gridano il nome “Furia epica”. Sottotitolo: “La vendetta di Trump”. Sono pronte le puntate successive, ognuna con il suo cartellone con presidente e segretario del Pentagono come attori principali: “Furia epica 2, caos globale”; “Furia epica 3 (contro gli alieni), la tempesta di fuoco galattica”. Tutto nello spirito di “America fuck yeah!”.
זעם עצום: הלהיט ששבר את איראן pic.twitter.com/HxZbEMn7cB— ארץ נהדרת (@Eretz_Nehederet) March 6, 2026
זעם עצום: הלהיט ששבר את איראן pic.twitter.com/HxZbEMn7cB
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
