Il film di Cédric Klapisch è un "classico del domani", un viaggio tra le atmosfere della Francia di fine Ottocento e la Modernità
“I colori del tempo” (La Venue de l’avenir) di Cédric Klapisch è un titolo franco- belga che lascia immediatamente presagire un viaggio nella memoria. Quanto profondo, è la storia stessa a dimostrarlo allorché intreccia diverse esistenze di donne e uomini francesi a quella della comune capostipite Adèle Meunier (Suzanne Lindon), volto dotato delle giuste asimmetrie per far rivivere speranze e travagli di una ragazza della Normandia di fine Ottocento.
Non è frequente trovare scene che al cinema permettano di sentire l’essenza di un quadro, quasi avvertendone rilievi e fasi creative. Non serve a indurre inquietudine come per la Sindrome di Stendhal argentiana: qui le immagini vogliono solo creare un punto di domanda, e spiegare come fosse vivere tra rapporti più schietti perché sostanzialmente privi di finzione in una cornice di generale povertà. E in una casa che nessuno ha più aperto dal 1944, anno simbolico per la rinascita dopo il nazismo,........





















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