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Luciano Gaucci, i ricordi del cronista: intuizione e azzardi, l'uomo che sfidava tutti nel nome del Perugia

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01 Giugno 2026, 12:51

Novembre 1991. Arriva come un uragano. Elvio Temperini, il presidente di allora, ci chiama di sera, poco prima di cena, in una sala del ristorante ai piedi dell’acropoli.

Poche parole, secche, da notizia vera: "Abbiamo ceduto il Perugia. Il nuovo proprietario è Luciano Gaucci".

Il Grifo cambia padrone così, quasi all’improvviso. In un giorno con la nebbia, dentro un campionato di Serie C1, girone B, durissimo, col grifo partito tra sconfitte, pareggini e mugugni.

Un allenatore, Paolo Ammoniaci, è già saltato. Subito, alla prima giornata dopo un pari in casa (ancora non c’erano i tre punti) con strascico polemico (“mi sono sentito preso in giro”). Spazio a Giuseppe Papadopulo in una piazza stanca del tran tran e di un calcio che sembra avere perso slancio.

Poi all’improvviso arriva lui. Una trattativa lampo, il contatto con l’amministratore delegato Francesco Paolo Sclafani, e Luciano Gaucci prende il controllo del club. Dall’oggi al domani. Lucianone passeggia in centro, osserva la città, scende allo stadio Renato Curi, guarda la squadra e pronuncia una frase che, riletta oggi, sembra il manifesto di tutto quello che verrà: “A questa squadra bisogna dare luce, dare una mente.”

Nel giro di poche ore arrivano i primi colpi: il campione del mondo 1982 Giuseppe Dossena, Antonio Di Carlo, Claudio Nitti. Per una Serie C non semplici acquisti. Gaucci non è venuto a gestire: è venuto a cambiare passo. A cambiare epoca.

La sensazione, per chi quei giorni li viveva da cronista, è immediata. Perugia non ha preso semplicemente un presidente. Ha preso un uomo che arriva con una storia fuori misura. Un ex autista dell’Atac, uno che ha costruito un impero imprenditoriale partendo da un’impresa di pulizie (La Milanese con sede a Roma), uno che nello sport ha imparato presto a sfidare chiunque.

Nel mondo dell’ippica Gaucci è già “Big Luciano”. La sua White........

© Il Corriere dell'Umbria