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Mafie e droga, il narcotraffico internazionale nei porti italiani

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03.01.2026

Il 70% dei sequestri di droga in Italia avviene nei porti. La metà di questi riguarda cocaina proveniente dal Sudamerica, nascosta nei container trasportati dalle navi. Scali come Gioia Tauro, Palermo, Genova e Livorno sono diventati snodi logistici fondamentali per le organizzazioni criminali che importano sostanze stupefacenti dal Sudamerica e dall’Oriente.

Per i gruppi criminali italiani, dunque, avere accesso controllato ai porti è strategico. Controllare uno scalo significa ispezionare corridoi di transito, informazioni sui carichi e capacità di intervenire nella filiera logistica. Nei primi sei mesi del 2025 i porti italiani hanno movimentato quasi 250 milioni di tonnellate di merci, cifra che illustra la dimensione e la complessità del traffico portuale. Gioia Tauro si conferma il principale Hub per i container in Italia e tra i primi nel Mediterraneo, raggiungendo nel 2024 il record di quasi 4 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit, unità di misura standard per container da 20 piedi). Genova è il porto con la maggiore estensione territoriale ed è il principale gateway commerciale per il Nord Italia. Livorno, insieme a Napoli, Ravenna e Taranto, ricopre invece un ruolo strategico per il traffico Ro-Ro (roll-on/roll-off: imbarco di mezzi su rotaie o ruote) e per il traffico di container. Queste differenze di funzione e dimensione spiegano perché ogni porto attira tipi diversi di traffici illeciti.

I carichi di droga intercettati in Italia grazie alle indagini sono più che raddoppiati nel 2024, con una quantità che si avvicina alle 200 tonnellate in un anno. Si tratta di un aumento indicativo che segnala la crescita continua degli affari dei narcos, con la ’ndrangheta in prima fila. Il fenomeno non è uniforme: la droga proveniente dal Sudamerica tende a transitare su Genova, Livorno e Civitavecchia, mentre Gioia Tauro sta diventando lo scalo prediletto per i flussi provenienti dall’Oriente (Cina, India, Afghanistan). I carichi sudamericani sono poi redistribuiti tra le principali destinazioni europee secondo tre rotte principali: verso i porti spagnoli di Valencia e Barcellona; verso i porti del Nord Europa, come Rotterdam e Anversa; e verso i porti italiani di Genova e Livorno.

La diversificazione dei punti di sbarco serve a ridurre il rischio d’intercettazione: frammentare i flussi, usare scali diversi e camuffare i carichi sono tecniche collaudate delle reti criminali. Il traffico non è opera di singoli, ma di una filiera organizzata che comprende produttori, corrieri, operatori portuali infedeli, intermediari logistici, team di recupero del carico e reti di distribuzione. Per ogni container sequestrato,........

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