Gli spazi di aggregazione giovanile sono più necessari dei webinar
C’è una domanda che attraversa da tempo il lavoro educativo e pedagogico: dove crescono oggi i ragazzi e le ragazze, oltre la scuola e la famiglia?
È una domanda che non riguarda soltanto i luoghi fisici, ma la qualità delle relazioni, dei tempi, delle esperienze. E riguarda anche ciò che rischiamo di perdere quando, nel nome dell’innovazione e dell’efficienza a tutti i costi, affidiamo la crescita emotiva e cognitiva quasi esclusivamente agli schermi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione di webinar, piattaforme, percorsi online. Strumenti che hanno avuto una funzione importante in momenti di emergenza, ma che non possono essere scambiati per luoghi educativi. Perché educare non significa solo trasmettere contenuti, ma abitare spazi, viverli, condividere presenze, attraversare conflitti, sostare nei silenzi, riconoscersi negli sguardi.
La pedagogia, da sempre, ci ricorda che l’educazione è un fatto incarnato. Come ho più volte sostenuto nei miei lavori sul valore educativo della relazione e della cura, non si cresce senza un “qui e ora” vissuto insieme, senza un contesto che renda possibile l’esperienza dell’altro.
È in questa prospettiva che i luoghi di aggregazione giovanile, Centri di Aggregazione Giovanile (CAG), spazi giovani, hub civici come SD Factory, Fly Zone, Spazio Raga e molte altre realtà diffuse nei territori, assumono oggi un valore decisivo. Non sono semplicemente spazi ricreativi, ma presìdi educativi, spesso silenziosi e poco visibili, che tengono insieme prevenzione del disagio, promozione del benessere e costruzione di cittadinanza.
In questi luoghi i ragazzi possono stare, prima ancora che fare. Possono incontrarsi senza essere giudicati, sperimentare appartenenze non competitive, dare forma ai propri interessi attraverso laboratori di musica, arte, video, sport, studio condiviso. Possono, soprattutto, essere accompagnati da educatori e educatrici che non insegnano dall’alto, ma camminano accanto, accompagnano secondo quella pedagogia dell’ascolto e della prossimità che è al centro di tanta riflessione educativa contemporanea.
Il web, per sua........





















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