Trump doveva coinvolgere la resistenza venezuelana, invece di agire unilateralmente
L’invasione del Venezuela da parte dell’amministrazione Trump, finalizzata a rapirne il presidente, che ha comportato l’uccisione di almeno 80 persone, è illegale secondo il diritto internazionale. E non vi è alcuna garanzia né che il regime dittatoriale cada né che vi sia un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini venezuelani. I leader di tutti i paesi dovrebbero condannare senza ambiguità questa azione, quantomeno per evitare che costituisca un precedente per futuri interventi unilaterali, sia da parte degli Stati Uniti sia di altri Stati.
Colpisce, invece, l’ambiguità di quasi tutti i paesi europei, così come l’atteggiamento servile di Giorgia Meloni, che ha definito l’intervento “legittimo”, accettando la giustificazione secondo cui si sarebbe trattato di un’azione “di natura difensiva”. Si può anche condividere, come ha affermato Keir Starmer, che “abbiamo considerato Maduro un presidente illegittimo e non abbiamo versato lacrime per la fine del suo regime”. Ma devono esistere e devono essere ricercati con determinazione altri strumenti per affrontare i conflitti internazionali e per rispondere alle emergenze umanitarie causate da governi dispotici e criminali.
La strada maestra era, e dovrebbe essere sempre, quella del coordinamento internazionale: in sede Onu, se possibile, ma — visti i problemi di governance e i diritti di veto — almeno attraverso una coalizione ampia di Stati, con obiettivi esplicitamente orientati alla risoluzione dei problemi e non alla colonizzazione. Obiettivi, cioè, opposti........
