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L'emblematico doppio volto di Luigi Chiarini

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15.04.2026

Si può essere stati “l’intellettuale organico e l’organizzatore della propaganda più in vista della cultura cinematografica fascista” e negli anni ‘60 aver diretto la Mostra del Cinema di Venezia facendovi approdare “Pasolini, Olmi, Rosi, Godard, Alexander Kluge, Carmelo Bene, Roman Polański, Agnès Varda, De Seta, Pontecorvo, Truffaut, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, Marco Bellocchio, Miloš Forman, Arthur Penn e decine di altri registi con particolare attenzione e cura nei confronti degli esordienti e con uno sguardo a tutto campo sul cinema mondiale”? Si può essere stati “giornalista di regime”, impregnati del pensiero di Giovanni Gentile, inesausti alimentatori della propaganda e della difesa della razza, aver svolto un ruolo cruciale nella politica cinematografica del fascismo e allo stesso tempo aver guidato la creazione di una istituzione d’avanguardia come fondatore e animatore del Centro sperimentale di cinematografia, aver svolto un’attività di critico cinematografico, storico del cinema e teorico che ha pochi eguali (nessuno) per vastità e impegno analitico e costruttivo anche nell’Italia dal dopoguerra agli anni ’70?

Il libro di Claudio........

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