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Ecco chi sono i dilettanti...

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02.04.2026

Caro presidente Gravina, in fondo dobbiamo ringraziarla. Grazie alla sua infelice frase sui dilettanti, possiamo ricordare a tutti gli italiani che voi presidenti federali - siete 50 - per circa 100 anni di storia dello sport italiano vi siete rifiutati di riconoscere ad atleti e atlete che praticano lo sport per lavoro (ricevendo un compenso con il quale vivono) di avere tutele elementari e doverose.

Un dilettante, anche se si chiamava Federica Pellegrini o Simone Giannelli, fino a 3 anni fa non aveva diritto nemmeno a un contratto. Ve la siete cavata con rimborsi spese, zero tutele, zero contributi pensionistici, zero versamenti utili a garantire la copertura in caso di infortuni o maternità...

Lei, Gravina, è uno di quei tre presidenti federali che tre anni fa aveva scritto al governo per chiedere di bloccare quella riforma del lavoro sportivo grazie alla quale oggi i dilettanti possono almeno avere uno straccio di inquadramento giuridico ed essere riconosciuti come lavoratori e lavoratrici.

Questa pretesa di diritti a lei, e a molti altri suoi omologhi, proprio non andava giù. E questo nonostante la riforma non rendesse affatto professionisti tutti coloro i quali praticavano lo sport a tempo pieno (cosa che sarebbe stata doverosa), ma semplicemente prevedesse l’obbligo per i datori di lavoro di stipulare contratti con soggetti muniti di partita iva o firmando un contratto da co.co.co. Un primo passo fuori dalla giungla delle scritture private e dal lavoro sommerso, per migliaia di atleti e operatori e operatrici dello sport.

Oggi capisco ancora meglio perché ci teneva tanto che tutto restasse fermo: i dilettanti li si gestisce meglio, si possono tenere tutti in cattività… Ops, scusi, in un collegiale quanto vuoi e come vuoi. I dilettanti li si paga poco e non protestano. Con i professionisti altra musica: pretendono, danno priorità ai club, hanno procuratori che fanno la voce grossa e le Leghe contano più delle Federazioni. E cosa deve fare un povero presidente per 12 anni, in situazioni simili? Questa sembra la sua chiave: dirci “io volevo, ma non potevo, mica è colpa mia”.

Ma non solo. Presidente Gravina, sbaglio o lei si sta lamentando dei Gruppi Sportivi Militari? Lì, lo sanno bene il 90% dei nostri medagliati, le tutele le hai perché ti assumono a tempo indeterminato: hai ferie, pensione e tutela della maternità, polizze infortuni adeguate, tredicesime e quattordicesime. In compenso sei mite, mansueto e gestibile. Parli se vuole l’addetto stampa, ubbidisci ai capi con le stellette, puoi lavorare come un mulo in serenità e andare in tv vestito in divisa. Se hai uno straordinario talento, sei nelle migliori condizioni per vincere. E infatti l’Italia degli sport individuali vince moltissimo.

Al sistema politico italiano non importa se i Gruppi Sportivi Militari depauperano le Associazioni Sportive Dilettanti di campioni e campionesse in erba; poco importa se si vince da Paese con lo sport d’élite più militarizzato al mondo e se le ASD non riescono a soravvivere. E non credo importi nemmeno a lei, Gravina. La sua citazione è evidentemente sulla possibilità di gestire a piacimento gli atleti e le atlete, non certo sulle conseguenze di un sistema sportivo vecchio e autoreferenziale.

Ma nel calcio la soluzione dei Gruppi Sportivi Militari non poteva attecchire: sono talmente tanti i soldi che ricevono i calciatori professionisti che nessuna divisa potrebbe mai attrarli. Sono cosi tutelati dai loro smisurati guadagni che di certo non hanno bisogno dell’assunzione nelle Fiamme Gialle, Azzurre o in altro Gruppo Sportivo. E questo per la gestione “innovativa” delle Federazioni è un bel problema, sembra volerci dire. Non l’assenza di un progetto, non la programmazione con dei professionisti come fanno in tutto il mondo, non la mancanza di crescita dei vivai e quindi di adeguato sostegno alle associazioni del territorio. Per lei il problema pare sia che i dilettanti li gestisci, i professionisti no. Sulla mediocrità di questa riflessione potremmo parlare per mesi, lo stanno già facendo tutti ovunque. Io invece voglio ricordarle cosa succede nello sport dilettantistico, anche dopo l’elemosina del poter avere un inquadramento giuslavoristico decente. Ti può succedere che se sei incinta, l’unica cosa che ti convenga fare è avere 1.000 euro per 12 mesi del Fondo maternità e poi sbattertela da sola. Ti può accadere che hai un tetto salariale e non esista un salario minimo. Può accadere che per vincere l’Euroleague per Club di Sitting Volley devi chiedere le ferie e poi recuperare al lavoro, se no non campi. Può accadere che ti devi allenare su una pista piena di buchi e al freddo anche se hai vinto un mondiale di velocità.

Ecco, la vita dei dilettanti, caro presidente Gravina. E sottolineo che, seppur incredibilmente per lo sport italiano siano ancora dilettanti atleti come Sinner, Antonelli, Jacobs, sono convinta non siano loro quelli cui lei pensa.

Quelli che lei rimpiange sono tutti quelli che, pur non guadagnando quanto meriterebbero, stanno tenendo in piedi lo sport italiano, nonostante una dirigenza politico-sportiva da rinnovare se non azzerare. Sono quelli e quelle che portano medaglie, sacrificando un pezzo della loro vita in ogni comparto, senza protestare e pretendere. Sono quelli che non diventano ricchi, ma lavorano come se stessero conquistando Marte.

A queste atlete e a questi atleti lei, Gravina, a mio modesto parere ha mancato di rispetto. Non poteva fare altro che dimettersi. E il calcio rifondarsi, magari con una presidente donna.

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