menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il gilet è un linguaggio

7 0
previous day

C’è un capo che, silenziosamente, sta definendo l’estetica del potere contemporaneo: il gilet. Da Londra a New York, fino a Milano, il cosiddetto finance bro vest è diventato un codice visivo immediato.

Per anni oggetto di ironia, oggi il gilet è uno statement. Il ritorno della serie Succession lo ha riportato al centro: indossato sopra camicie e cravatte, racconta appartenenza e ambizione. Non è solo stile, è linguaggio.

La sua forza sta nell’ambiguità. Nato come capo tecnico — dai fleece outdoor alle versioni imbottite — oggi è reinterpretato in chiave urbana. Alcune silhouette richiamano persino il Nehru, dal nome di Jawaharlal Nehru, evocando un’eleganza essenziale, quasi disciplinata.

Ma il vero successo è funzionale: il gilet risolve il problema del transitional weather. Né troppo formale né troppo casual, è perfetto sopra una camicia e un maglione zip, ma funziona anche con tailoring o knit più rilassati. È il compromesso ideale del post-pandemia.

C’è poi un elemento culturale. Tra TikTok e la viralità di “Man in Finance”, il gilet è diventato simbolo — e parodia — di una nuova élite globale. Un’uniforme riconoscibile, abbastanza forte da essere imitata.

In un’epoca che rifiuta l’ostentazione, il gilet rappresenta un lusso diverso: discreto, calibrato, quasi invisibile. Non urla status, lo suggerisce.

E forse è proprio per questo che oggi funziona così bene.

I commenti dei lettori

HuffPost crede nel valore del confronto tra diverse opinioni. Partecipa al dibattito con gli altri membri della community.


© HuffPost