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Sarà solo una Londra spoglia

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20.02.2020

“L’orologio era freddo, mi pesava al polso. Un presentimento: non sarei più tornata a vivere a Palermo, la mia amatissima città. Cacciai indietro le lacrime, vergognandomi: avrei dovuto essere contenta, tra quattro ore sarei stata nel centro di Londra, la città più grande d’Europa. E subito dopo mi aspettava una sfida, imparare una lingua nuova in una famosa città universitaria” (...)

È uno degli estratti iniziali del libro “La mia Londra” di Simonetta Agnello Hornby
che lessi più di 6 anni fa, all’inizio della mia avventura a Londra, quando anche io, come lei, zaino in spalla, mi dirigevo fiera seppur spaventata, alla volta di Londra, determinata ad imparare fluentemente l’inglese, requisito fondamentale per la mia crescita professionale da avvocato.

Mi rivedevo molto in lei, in ogni sua parola, e ciò mi aiutata ad affrontare la mia avventura londinese. Oggi non avrei potuto farlo. Non più. Oggi non avrei potuto mettere in discussione me stessa e la mia voglia di imparare e di fare un salto qualitativo come professionista e, ancor prima, come persona.

No, oggi non avrei potuto secondo la tabella “a punti” che verrà presentata dal governo inglese. Vorrei tanto sapere cosa avrebbe pensato Samuel Johnson, intellettuale che vi arrivò a piedi, a ventisettenne, alla ricerca di lavoro e che è oggi considerato il padre dell’illuminismo inglese.

Nessuno potrà mai realizzare nuovamente quel sogno, nessuno potrà più seguire le sue orme. O meglio, potrà farlo solo se avrà dimostrato di........

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