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Un significativo gap salariale tra uomo e donna in Puglia

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Differenza salariale tra uomo e donna: in Puglia un significativo gap a parità di mansione e ruolo. Lo afferma uno studio condotto dal dipartimento di Economia dell’Università del Salento in collaborazione con la presidenza del Consiglio della Regione Puglia. Il lavoro di ricerca è stato presentato alla nona edizione della conferenza internazionale “The Future of Women” a Bali, Indonesia. Su 150 istituzioni in rappresentanza di tutti i continenti, si è parlato di sfide globali (California, USA), di marginalizzazione e negoziazione del futuro delle donne (India), di disuguaglianza nelle discipline STEM (Cardiff, UK), per menzionarne alcune. Il lavoro scientifico, coordinato dal professore Carmine Viola, ordinario di Economia Aziendale, è frutto di uno studio sulle piccole e medie imprese di diversi settori e si focalizza sulle condizioni salariali tra uomo e donna in Puglia.

“Se consideriamo i dati più recenti - ha sottolineato Viola - diffusi dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) nell’Index 2025, secondo i quali la donna deve lavorare un mese e mezzo in più per ricevere lo stesso stipendio dell’uomo, comprendiamo la necessità di intervenire in Puglia per migliorare la qualità della vita della donna”. La ricerca presentata a Bali dal titolo, “Promuovere i diritti delle donne, un investimento strategico per la crescita economica della società”, è un’analisi qualitativa su un campione di lavoratrici pugliesi, ma afferisce ad un più ampio progetto che mira ad istituire un laboratorio di monitoraggio permanente dell’attività legislativa regionale.

Le intervistate dinanzi al dato EIGE si sono espresse con profonda amarezza e hanno condiviso seria preoccupazione per il loro futuro.

“Troppo spesso - si legge nello studio - chiedevano di rispondere anonimamente senza che i diretti titolari ne fossero a conoscenza. È il momento di agire per agevolare le donne a realizzarsi pienamente sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista personale. Nel 2026 una donna non deve scegliere se lavorare o diventare madre”. Il campione analizzato ha dimostrato resistenza anche in virtù della mancata conoscenza dei dati sugli stipendi dei colleghi, a parità di mansione e di ruolo. “Le proiezioni - ha aggiunto il professor Viola - mostrano che una maggiore parità di genere potrebbe aumentare il PIL pro capite dell'UE dal 6,1 al 9,6% entro il 2050, pari a una cifra significativa compresa tra 1,95 e 3,15 trilioni di euro. Promuovere i diritti delle donne non è solo un imperativo morale, ma un investimento strategico per la crescita economica e la competitività dell'UE, non solo a livello europeo”. “La percezione diffusa - ha concluso il docente di UniSalento - è che in alcune imprese persista una chiara esclusione delle donne alle posizioni apicali, nonostante le politiche delle risorse umane spingano nella direzione dell’inclusione. L’80% delle intervistate invoca maggiore autorità femminile”.

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