Il mare in cantina che fa bene all'ambiente e ai profitti
L’affinamento subacqueo sta diventando una delle frontiere più interessanti dell’enologia contemporanea: un ambito in rapida espansione che unisce sostenibilità, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. A dare forma — e credibilità — a questa pratica è stata Jamin UnderWaterWines, la PMI innovativa fondata a Portofino che per prima ha codificato il metodo, depositato brevetti e attivato studi universitari per comprenderne gli effetti enologici, chimici e ambientali .
Nata dall’intuizione pionieristica dei fondatori, attivi nella sperimentazione già dal 2008, Jamin ha trasformato un’idea borderline in un nuovo segmento di mercato, definendo protocolli tecnici, tracciabilità avanzata e linee guida che oggi rappresentano lo standard internazionale dell’affinamento subacqueo. Con oltre 1 milione investito in ricerca e sviluppo, la collaborazione con i Dipartimenti di Enologia dell’Università di Firenze e di Biologia Marina dell’Università di Genova e la validazione scientifica del cosiddetto Metodo Jamin UWW, l’azienda ha reso la subacquea una tecnologia replicabile, sicura e in linea con le normative Bio e ICQRF, grazie anche alla piattaforma blockchain Track & Safe che monitora ogni fase del processo .
Il risultato è un modello di innovazione che sta uscendo dalla curiosità di nicchia per entrare nella sfera delle opportunità industriali: un modo nuovo di pensare la conservazione, il marketing e la valorizzazione del vino, capace di generare margini più rapidi rispetto ai lanci tradizionali.
La tecnologia che cambia la percezione del “vino dal mare”
Se la narrazione del “vino custodito dal mare” colpisce l’immaginario collettivo, è la tecnologia a determinarne la credibilità. L’ambiente subacqueo offre condizioni fisiche non replicabili in cantina — buio costante, temperatura stabile, pressione uniforme — che, secondo gli studi pubblicati dal D.A.G.R.I. e già riportati su testate........
