La scommessa delle conoscenza per guidare e controllare l’AI
Investire sulla conoscenza, per rafforzare la competitività e dunque lo sviluppo economico e sociale dell’Italia (e dunque dell’Europa). È questa la sintesi strategica che investe sempre più chiaramente la responsabilità del governo e delle istituzioni, delle forze politiche, economiche e sociali, delle strutture della formazione e della cultura. Maggiore intelligenza umana per costruire e governare i processi dell’AI. Più solide relazioni tra tecnologia, cultura umanistica e saperi scientifici. Una robusta cultura d’impresa che, al di là di una sempre più sofisticata téchne, continui a tenere insieme Kultur e Zivilisation, i valori spirituali e morali con il progresso materiale e tecnico.
Una “cultura politecnica”, insomma (come da anni si usa teorizzare, per esempio, in una multinazionale come Pirelli) come sintesi tra umanesimo e scienza, centralità della persona umana e risultati di processi produttivi guidati dalle tecniche sempre più sofisticate. Conoscenza, appunto. Ricca, sofisticata, progressiva. Un nuovo “umanesimo industriale” e adesso “digitale”, costruito sui meccanismi dell’ “imparare a imparare”. E forte di un dialogo costante tra le radici storiche dei processi economici e produttivi e l’attitudine costante all’innovazione.
Sono le connotazioni del miglior made in Italy, al di là della vulgata riduttiva del “tipico e caratteristico”. E che si ritrovano nei settori d’avanguardia della robotica, dell’avionica, della meccatronica, dell’automotive e della chimica, della farmaceutica di precisione e in una meccanica impiantistica che regge la miglior competizione internazionale.
I musei e gli Archivi storici d’impresa (cui finalmente si interessano sia le Regioni più industrialmente avanzate, come la Lombardia sia il Parlamento, con un disegno di legge per estendere i benefici dell’Art Bonus) ne mostrano esemplari testimonianze. E ci consentono di costruire un nuovo e migliore racconto dell’industria........
