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E De Michelis disse: «Craxi sbagliò a non prendere me, avrei fermato subito Mani Pulite»

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11.05.2019

L'ex dirigente del Partito Socialista Gianni De Michelis è morto oggi, 11 maggio 2019, a Venezia. Ripubblichiamo l'intervista di Aldo Cazzullo, apparsa per la prima volta sul Corriere del 9 dicembre 2010, in occasione dei 70 anni dell'ex ministro.

Gianni De Michelis, lei ha appena festeggiato i suoi 70 anni.
«I 70 anni sono il momento dei bilanci. Avrei voluto festeggiare oltre confine anche l'altro compleanno di svolta della vita, i 50. Ero ministro degli Esteri. Prenotai un castello fuori Praga e invitai 200 persone».

Chi pagava?
«Gli invitati. Ma i giornali mi attaccarono: "Sta per scoppiare la guerra del Golfo e De Michelis si festeggia". Craxi telefonò: "Fai pure la festa, ma prima ti dimetti". Rinunciai. E come ministro firmai il trattato di Maastricht».

Chi c' era stavolta a festeggiarla?
«Gli amici di sempre: un iraniano che vive in Germania, un tedesco che vive a Bangkok, un banchiere svizzero. E poi Altissimo e Cirino Pomicino».

Ex socialisti?
«Pochini. Ma presenti in spirito: Sacconi, Brunetta, Frattini, Cicchitto, Caldoro. Berlusconi ha scelto bene i suoi ministri, e li ha lasciati fare. Se fosse stato per lui, avrebbe speso e spanso. Per fortuna la politica economica l' ha fatta Tremonti».

Fino a che punto è socialista anche Tremonti?
«Sino alla fine. Ricordo riunioni con lui nella seconda metà del 1992, in cui discutevamo come trovare una via d' uscita. Oggi è l' italiano più credibile in Europa».

Governo Tremonti dopo il 14 dicembre?
«Non adesso. "Saltare" Berlusconi richiede un costo troppo alto. Adesso bisogna cercare una soluzione con il consenso di Berlusconi. Anche perché i voti li ha ancora».

Un Berlusconi bis?
«Sì. L' ideale, per riformare le regole del gioco, il fisco, la giustizia, sarebbe una grande coalizione, come quella che ha rilanciato la Germania. Rimanere senza governo nelle prossime settimane sarebbe disastroso; perché sono quelle in cui si decide il futuro d' Europa».

Addirittura?
«Il 2012 sarà un anno elettorale, dall' America alla Spagna, alla Francia. L' anno cruciale è il 2011. È finito un mondo, in cui un' élite viveva al di sopra delle proprie possibilità, sfruttando il resto della popolazione del pianeta. Possiamo uscirne con il compromesso, come sostiene Obama, che è un grande presidente. O con il conflitto».

L' Italia sembra più orientata verso il conflitto.
«Sarebbe la nostra fine. Resteremmo a fare la lotta nel fango, tutti ne usciremmo sconfitti. Dobbiamo voltare pagina; e il modo migliore per farlo sarebbe mandare Berlusconi al Quirinale. Mi pare giusto, dopo 21 anni e tre presidenze dell' altra banda».

La banda sarebbe il centrosinistra?
«Non esistono centrodestra e centrosinistra. Esistono due bande di potere. I cinque milioni di voti socialisti del ' 92 sono finiti in gran parte a Berlusconi. Io stesso, come tanti uomini di sinistra, sono andato con Berlusconi, me malgrado. E tanti uomini di destra sono andati dall' altra parte».

Allude a Di Pietro?
«Di Pietro era nelle mani di Violante, sin dall' inizio. Fu scelto lui proprio perché non era di sinistra. E perché era controllabile, per le note vicende della Mercedes e dei prestiti».

Lei una volta disse: «Potevamo chiudere Tangentopoli in tre mesi».
«Certo. Avevamo Palazzo Chigi, i servizi segreti, il Guardasigilli, i carabinieri: Amato premier, Martelli alla Giustizia, Andò alla Difesa. L' errore fu non fare subito il decreto per chiudere Mani Pulite, il 4 luglio 1992, il giorno dopo il discorso alla Camera in cui Craxi chiamò tutti a corresponsabili. Bettino si illuse che fosse finita lì. Dopo l' estate, Di Pietro chiese di vederlo, e come segno di disponibilità scarcerò due socialisti milanesi, Zaffra e Dini. Poi morì Balzamo. Al funerale,........

© Corriere della Sera