menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Dj Godzi morto a Ibiza

16 0
28.03.2026

Due ore e mezza davanti alla Squadra mobile delegata dalla Procura della Capitale nell'ambito delle indagini del caso di decesso di Michele Noschese che risale al luglio del 2025. Le versioni contrastanti, le tre autopsie

Due ore e mezza davanti agli uomini della Squadra Mobile. Un racconto fitto, tecnico, ma attraversato da una linea emotiva che non si attenua: quella di un padre che non accetta zone d’ombra. Il professor Giuseppe Noschese, tra i massimi esperti mondiali nella gestione dei politraumi, è stato ascoltato nell’ambito dell’inchiesta italiana sulla morte del figlio, Michele Luca Noschese, il dj napoletano conosciuto come Dj Godzi, deceduto a Ibiza il 19 luglio 2025.Una morte che, a distanza di mesi, resta sospesa tra versioni inconciliabili, perizie divergenti e una verità che sembra arretrare ogni volta che si tenta di afferrarla. 

L’audizione romana ha consentito agli inquirenti di mettere a fuoco una sequenza di criticità: incongruenze nei primi rilievi, divergenze tra referti medico-legali e testimonianze, passaggi poco chiari nella gestione immediata del caso. Il professore sarà nuovamente ascoltato il 1° aprile in Questura, per la verbalizzazione ufficiale delle dichiarazioni rese — un segnale della rilevanza attribuita al suo contributo.Nel frattempo, sono stati acquisiti gli esiti dell’autopsia effettuata in Italia: un tassello ritenuto decisivo per un riesame indipendente rispetto agli accertamenti spagnoli. 

«Confido pienamente nel lavoro della magistratura italiana — ha dichiarato il papà del 35enne morto — ma è necessario fare piena luce. Non cerco altro che verità e giustizia».Il caso Noschese è diventato rapidamente un giallo internazionale. La ricostruzione della Guardia Civil parla di un intervento reso necessario da uno stato di forte alterazione del dj, culminato in un arresto cardiaco legato all’assunzione di sostanze.Di tutt’altro segno la testimonianza dell’amico presente nell’abitazione: un racconto drammatico, fatto di colpi, immobilizzazione forzata e una pressione sul corpo tale — sostiene — da impedire la respirazione fino all’ultimo respiro.Due narrazioni che non si incontrano, e che hanno alimentato mesi di polemiche. 

A complicare ulteriormente il quadro sono state le perizie medico-legali, succedutesi in tre fasi e approdate a conclusioni tra loro difficilmente conciliabili.La prima autopsia, eseguita a Ibiza, parlava di necrosi polmonare e arresto cardiaco, senza segni evidenti di violenza. La seconda, ottenuta su pressione della famiglia, aveva invece rilevato fratture significative — clavicole e vertebre — compatibili, almeno in apparenza, con un pestaggio.Infine, la perizia definitiva svolta a Roma ha escluso l’ipotesi di percosse volontarie, attribuendo le lesioni a manovre di contenimento e tentativi di rianimazione particolarmente energici. La causa del decesso: un arresto cardiocircolatorio in condizioni di estrema agitazione psicomotoria.Un esito che ha portato all’archiviazione delle accuse nei confronti degli agenti spagnoli, ma non ha chiuso il fronte umano della vicenda.

Per la famiglia Noschese, il punto non è soltanto giuridico. È logico, prima ancora che emotivo: possono fratturarsi sette vertebre e due clavicole senza un uso eccessivo della forza? È la domanda che continua a insinuarsi tra gli atti e le dichiarazioni.Intanto, gli investigatori italiani lavorano su un’analisi comparativa degli elementi disponibili, cercando eventuali discrepanze tra le diverse ricostruzioni. Non si esclude che il caso possa inserirsi in un contesto più ampio, legato ad altri episodi analoghi avvenuti in Spagna negli ultimi anni.Nel frattempo resta una voce ostinata, che attraversa il procedimento: quella di un padre che chiede di sapere cosa sia davvero accaduto quella notte a Ibiza.

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

28 marzo 2026 ( modifica il 28 marzo 2026 | 07:35)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Partecipa alla discussione


© Corriere del Mezzogiorno