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Crollo di Torre Annunziata, la Cassazione dichiara prescritto l'omicidio colposo: nuovo processo per ricalcolo pene

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04.03.2026

Per il dramma del 7 luglio del 2017 in cui morirono 8 persone. Resta l'ipotesi di reato di crollo colposo. Alla sbarra l'amministratore del condominio, proprietari e tecnici della ristrutturazione che causò l'incidente

Il reato di omicidio colposo è prescritto: nuovo processo di secondo grado per i cinque imputati per il crollo di Torre Annunziata. Lo hanno deciso nella tarda serata di ieri i giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione. Il crollo del palazzo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata avvenne all'alba del 7 luglio 2017 e provocò 8 morti, tra cui 2 bambini.

Nella tragedia persero la vita Giacomo Cuccurullo, la moglie Adele Laiola, il figlio Marco, e ancora Pasquale Guida, la moglie Anna Duraccio con i figli minori Francesca e Salvatore, e Giuseppina Aprea. I tre appartamenti si sbriciolarono poco prima dell'alba di venerdì 7 luglio a causa dei lavori di ristrutturazione in corso in altri ambienti del condominio che avevano minato la stabilità dell'intera palazzina di cinque piani. Una palazzina completamente abusiva, costruita a fine anni '50 per essere una villetta con vista mare, trasformata negli anni in un edificio residenziale tra spiaggia e linea ferroviaria. 

Gallery: Crollo palazzina a Torre Annunziata, otto vittime

Ieri sera, però, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione per il reato di omicidio colposo, annullando la sentenza di secondo grado e rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Napoli.In appello era arrivata la condanna a 8 anni di reclusione anche per Roberto Cuomo (9 anni totali con il reato di falso), l'amministratore di condominio del palazzo crollato e avvocato penalista, che era stato assolto in primo grado. Per i reati di crollo colposo e omicidio colposo plurimo, invece, erano stati condannati a 12 anni Gerardo Velotto, proprietario dell'appartamento in cui erano in corso i lavori, a 11 anni Massimiliano Bonzani, a 10 anni Aniello Manzo, i due architetti, e a 9 anni il capo operaio Pasquale Cosenza. Per tutti, adesso, a quasi nove anni dai fatti, il processo è da rifare solo per il ricalcolo delle pene e per il solo reato di crollo colposo, dopo la dichiarazione della prescrizione per l'omicidio colposo plurimo. 

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