Chi prende atto della forza e chi difende il diritto
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Anche di fronte ai fatti del Venezuela, nei commenti che ne sono seguiti si è riprodotta la spaccatura, che conosciamo già da troppo tempo, tra chi proclamandosi “realista” prende atto, accetta, o addirittura elogia il ruolo della forza nello scenario internazionale, e chi rifiutando questa logica sottolinea la violazione delle regole del diritto internazionale, facendo notare che nemmeno un fine auspicabile, come quello della fine di una dittatura, può essere raggiunto in spregio alle regole che garantiscono il mantenimento di rapporti pacifici tra gli Stati.La prima posizione ha il vantaggio di essere semplice e per così dire “nuda”, nel suo mettere in risalto il ruolo della forza e la capacità di questa di essere efficace: di costituire anzi l’unica risorsa che efficace può esserlo davvero in un contesto internazionale segnato dai rapporti tra potenze, come ripete costantemente anche la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La seconda posizione ha lo svantaggio contrario. Cercando argomenti che possano arginare la forza, in un mondo in cui non sembra esistere altro che la forza, coloro che la sostengono vanno incontro a critiche che oscillano tra l’accusa di difendere qualcosa di “inutile”, come sarebbe oggi il diritto internazionale, e l’accusa ancora peggiore di essere “amici dei dittatori”. Le due critiche spesso convergono, ma tenderei qui a distinguerle per poter avanzare alcune osservazioni, a difesa non solo del diritto internazionale ma anche di un approccio meno ideologico alle sfide di questi tempi tanto problematici.Cominciamo dalla seconda accusa, per poi........
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