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Le note del Mare a Opera, la musica che cambia le vite

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Il pubblico che affolla il Teatro “Don Luigi Pedrollo” dentro al carcere di Opera in fondo riassume l’umanità di questo evento: detenuti e liberi, ergastolani e autorità, volti sereni o profondamente segnati (anche i più giovani), tutti insieme in platea ad attendere l’ingresso del Maestro Riccardo Muti. Sul palco la sua Orchestra Giovanile Cherubini ha già imbracciato gli “strumenti del mare”, costruiti nella liuteria del carcere con i legni ricavati dalle barche dei migranti giunte a Lampedusa, e per questo variopinti, crepati, sofferti. I musicisti accordano, il pubblico è vociante. Ma di colpo, come per un ordine che nessuno ha dato, come avviene con le cicale, piomba il silenzio, quello dei misteri, delle grandi attese. Entra Muti e il pubblico si alza di scatto. «Noi italiani – prende la parola e ci si aspetta un pensiero grave – abbiamo imparato dagli americani questa cosa che chiamano standing ovation», scherza invece con forte accento campano, la bacchetta ancora nel taschino, «ma io non sono nessuno, sono solo uno che muove un braccio…». È questa la prima magia che Muti sabato scorso ha saputo compiere in carcere, ammorbidire la tragedia con la commedia, mettere tutti a proprio agio, specie «le persone che momentaneamente sono qua dentro», quei detenuti con i quali nSael pomeriggio ha fatto le prove, perché saranno loro il coro del Va’ Pensiero e l’ansia già li divora. Ancora battute, ancora risate, «sono felicissimo di........

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