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Il Mercosur e la risposta Ue. Una transizione senza ingenuità

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09.01.2026
C’è un filo che lega il risiko delle materie prime, il ritorno dei dazi come arma geopolitica e le atmosfere da “Dr. Stranamore” che riemergono ogni volta che il petrolio torna a essere pretesto di conflitti. È un filo paradossale: proprio mentre la transizione ecologica (e la maggior convenienza economica della produzione di energia da rinnovabili) rischia di trasformare parte delle riserve fossili in stranded assets – attività destinate a perdere valore – continuiamo a comportarci come se il futuro fosse una replica del passato. Le stesse compagnie energetiche, negli ultimi anni, hanno rivisto al ribasso assunzioni di prezzo di lungo periodo e valore di asset legati all’upstream, anche motivando queste scelte con l’aspettativa di un’accelerazione della transizione verso un’economia a basse emissioni.In questo scenario, l’Europa ha davanti due strade. La prima è farsi trascinare nel gioco a somma zero – anzi spesso a somma negativa – del nazionalismo economico: dazi, barriere, ritorsioni, “guerre commerciali” (e non solo purtroppo) che negano la logica dei vantaggi comparati e moltiplicano l’incertezza. La seconda è andare in direzione contraria e provare a disinnescare la spirale con più integrazione, regole comuni e alleanze commerciali che riducano dipendenze strategiche e creino interdipendenze cooperative. È in questa seconda prospettiva che va letto l’accordo Ue-Mercosur (a quanto pare in dirittura d’arrivo) come tassello di una risposta europea a un mondo che si chiude.Un accordo commerciale, oggi, si........

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