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L'alfabeto della pace non è perduto e i cattolici hanno molto da dire

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10.01.2026
Se la pace è ascolto dei popoli e non esito delle scelte dei potenti, allora questo inizio 2026 si appresta ad essere una lunga traversata nel deserto. All’orizzonte si continua a vedere solo il profilo minaccioso delle armi, mentre l’umanità assiste sgomenta all’accensione di nuovi focolai di crisi. Sembrano infatti destinate a dilatarsi le distanze tra gli Stati e, proporzionalmente, quelle tra chi comanda e chi deve subirne le conseguenze. Di colpo, i sogni di una generazione che nel Novecento aveva visto drammi indicibili con i due conflitti mondiali, paiono essere invecchiati. Il presente è fatto di battaglie di conquista, di prevaricazione senza regole, di uomini soli al comando. Papa Leone XIV ieri, nel suo discorso al Corpo diplomatico, ha sottolineato come «il fervore bellico» stia «dilagando» e «la guerra» sia «tornata di moda». Il declino del multilateralismo e del diritto internazionale è lì a dimostrarlo. Volgere lo sguardo al passato, come sempre, può però aiutare. Anche i tempi lontani in cui si “pensava” la pace erano ostili e difficili, al pari di questi: si era........

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