Stretto di Hormuz, la posta in gioco nel quadro dell’economia mondiale
Stretto di Hormuz, uranio arricchito, beni iraniani congelati, alla base delle fallite trattative di Islamabad
Ad Islamabad, “i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa”, sostiene Teheran. “La controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati”, ha dichiarato su “X” Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione negoziale con Washington: personaggio emergente della nomenklatura iraniana, in cui vari osservatori vedono il probabile successore (a volte “falco”, altre volte ”colomba”, comunque uomo ragionevole) del malandato Khamenei Jr. . Il fallimento dei colloqui è dovuto alle “eccessive richieste degli Stati Uniti” su questioni come Hormuz e il dossier nucleare, ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Baghaei. Anche secondo il “New York Times”, lo Stretto di Hormuz e l’uranio arricchito (alla base delle preoccupazioni occidentali per una futura atomica di Teheran), insieme all’altra importante questione degli asset di beni iraniani da anni congelati in importanti circuiti finanziari internazionali, sono stati i nodi essenziali della fallita trattativa di Islamabad, seguita dalla frettolosa ripartenza di Vance, Vicepresidente Usa, per Washington. Dopo il fallimento dei colloqui, l’Iran non mostra fretta di avviare un nuovo negoziato. Il lavoro costante della diplomazia, comunque, ha precisato ai media lo stesso Ghalibaf, proseguirà. Intanto Trump ha ripostato sui social un articolo sull’ipotesi di un ‘blocco navale’ del Golfo da parte Usa (simile a quello già adottato a suo tempo contro il Venezuela, prima della ”spedizione” americana per catturare Maduro) per danneggiare l’Iran, in caso di mancata intesa.
Ma obbiettivamente, qual è la posta in gioco, nel quadro dell’economia mondiale, dello Stretto di Hormuz? Sino all’attacco di USA e Israele all’Iran del 28 febbraio, navi che trasportavano il 20% del petrolio e del gas mondiale (quota consistente della produzione energetica complessiva, ma non maggioritaria: comunque sufficiente a causare, mancando, uno shock energetico preoccupante, pur inferiore ad altri precedenti come quello storico del ‘73) attraversavano quotidianamente lo Stretto. Trasportando anche altri sottoprodotti vitali dell’industria petrolchimica, usati per ottenere fertilizzanti agricoli e prodotti ad alta tecnologia, semiconduttori inclusi. In un’economia ormai in gran parte globalizzata, l’’importanza di Hormuz è amplificata: questo vale specialmente per la Cina, fortemente dipendente dal petrolio iraniano, e, in parte, per l’India. L’annuncio di Trump di un possibile blocco navale dello Stretto, quindi, va letto anche come avvertimento a Pechino e, in parte, a New Delhi: sinora mostratesi disposte ad appoggiare assai piu’ Teheran che Washington.
