Mercati ottimisti e politica monetaria più cauta secondo Pictet
Il mese di settembre ha registrato una buona performance dei mercati finanziari, con guadagni intorno al 5% per l’azionario globale e risultati positivi anche sul fronte obbligazionario: circa 0,5% per i governativi europei e 1% per i Treasury statunitensi. Nei mercati emergenti, le performance sono state ancora più robuste, pari a circa 10% per le azioni e 2% per le obbligazioni.
L’ottimismo degli investitori, in particolare verso l’economia americana, è legato alla solidità della crescita. Il dato definitivo del PIL USA del secondo trimestre si è attestato al 3,8% annualizzato, ben oltre le attese. Ancora una volta, tuttavia, si osserva una certa incostanza nelle importazioni, calate del 30% dopo un aumento del 40% nel trimestre precedente: un andamento influenzato dal tentativo delle imprese di anticipare l’imposizione di nuove tariffe. Questo comportamento distorce la lettura dei dati e rende meno chiara la reale traiettoria dell’economia statunitense.
Fa comunque ben sperare la dinamica dei consumi ( 2,5%), a fronte di investimenti ancora deboli (-14%) e concentrati quasi esclusivamente ai settori legati all’intelligenza artificiale e ai data center. Lo shutdown governativo di inizio ottobre potrà sottrarre qualche decimale di crescita nel terzo trimestre, ma l’effetto dovrebbe essere riassorbito nel quarto o all’inizio del prossimo anno. Nel complesso, continua a prevalere una sensazione di resilienza dell’attività economica, senza che le tariffe si siano tradotte in un impatto inflattivo significativo.
Tuttavia, rimane da capire se l’economia americana abbia già assorbito, meglio del previsto, l’effetto stagflattivo dei dazi oppure se le conseguenze negative, in termini di crescita e inflazione, debbano ancora........
