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Electrolux e l’ecatombe silenziosa delle piccole imprese che ha preceduto la crisi

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La crisi di Electrolux nel Nordest riporta al centro una questione scomoda. Non tutte le produzioni mature possono restare in economie ad alto costo. Possiamo indignarci, convocare tavoli, chiedere responsabilità alle multinazionali, negoziare ammortizzatori e tempi di uscita. Tutto questo serve, perché in gioco ci sono lavoratori e famiglie. Ma non cambia il punto di fondo. Quando una produzione diventa standardizzata, i margini si comprimono e una linea può essere spostata in Polonia o Asia senza modificare il prodotto, la domanda finale non può essere solo come impedirne l’uscita. La domanda vera è che cosa viene dopo.

Electrolux non è solo il caso di una multinazionale che ridimensiona la sua presenza. È la forma visibile di una trasformazione che il Nordest conosce da anni. Migliaia di piccole imprese hanno chiuso, ridotto, venduto o perso centralità nei propri mercati. Sommate insieme, fanno una Electrolux, forse più di una. Ma siccome quella crisi si è consumata in modo disperso, una bottega alla volta, un passaggio generazionale mancato alla volta, il territorio l’ha assorbita senza riconoscerla fino in fondo. Electrolux fa rumore perché è grande. Ma il Nordest perde pezzi di manifattura matura da anni, in silenzio.

Lunedì si riunirà un primo tavolo con le due Regioni, i tagli annunciati mettono a rischio decine di aziende del........

© Tribuna di Treviso