Auguri perché ci (ri)scopriamo uomini e donne nella verità
Mentre nelle chiese si canta il Te Deum laudamus la sera del 31 dicembre, il primo giorno del nuovo anno viene intonato un altro antico inno, il Veni Sancte Spíritus, probabilmente composto dall’abate Notkero di San Gallo (detto “Il balbuziente”; IX secolo), di cui papa Innocenzo III, al quale per molto tempo venne attribuito il testo, era un ammiratore.
La sequenza pneumatologica chiede allo Spirito Santo di «invadere nel profondo il nostro cuore» e di cambiarlo radicalmente, togliendo da esso ciò che è sordido, arido, sanguinante, rigido, gelido e sviato. Perché l’umano che è in ciascuno di noi possa tornare a risplendere della luce di Dio, quella con la quale siamo venuti al mondo. Con le parole della sesta strofa – «Sine tuo númine, nihil est in hómine, nihil est innóxium» – don Giussani concludeva gli Esercizi spirituali dei novizi del Memores........





















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