menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

«Come si fa a credere ancora ad Hamas?»

11 0
yesterday

Newsletter e rubriche

Esteri Trump Iran Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico

Cristiani perseguitati

Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia

Economia Crisi energetica Lavoro Auto elettriche Inflazione

Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica

Cambiamenti climatici

Transizione ecologica

Transizione energetica

Scuola Educazione Parità scolastica

Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto

Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione

Comunione e Liberazione

Società Intelligenza artificiale Pensiero woke

Intelligenza artificiale

Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole

La preghiera del mattino

Il Deserto dei Tartari

Tentar (un giudizio) non nuoce

Libri in povere parole

Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Giugno 2026 Maggio 2026 Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025

Sfoglia Tempi digitale

Home » Esteri » «Come si fa a credere ancora ad Hamas?»

«Come si fa a credere ancora ad Hamas?»

«Non credo ad Hamas, sono tutte bugie». Lapidario, una doccia gelata sul barlume di ottimismo acceso dall’annuncio, da parte dell’organizzazione terroristica, dello scioglimento del “governo” della Striscia di Gaza. «Hamas, Hamas… cosa bisogna fare con Hamas? Quante volte lo hanno detto? Come si fa a crederci ancora? E credi davvero che Israele accetterà di ritirarsi senza un disarmo di Hamas? Per fare posto a chi? Dov’è la forza multinazionale di sicurezza? La polizia araba che dicono dovrebbe controllare la Striscia? Lì a Gaza comandano in una parte gli israeliani con quello che resta delle milizie – io le chiamo bande – di Yasser Abu Shabab, ucciso lo scorso anno, che si atteggiano a oppositori dei fondamentalisti; nell’altra parte dominano ancora Hamas e le tribù della zona. Tra loro vivono, nelle tendopoli, centinaia di migliaia di poveracci che non possono uscire da questa gabbia e sopravvivono, in che modo lo sapete».

Chi parla a Tempi è una personalità molto vicina al presidente della Autorità nazionale palestinese, che ben conosce le dinamiche contorte dei “signori” della Cisgiordania e di Gaza. Non possiamo fare il suo nome, ne va della sua vita. Ma il suo pensiero riflette quello di molti fra i palestinesi e degli arabi israeliani, se non di tutti. E fotografa quello del governo e di molti nella società civile ebrea, su cui pesa indelebile la memoria del massacro del 7........

© Tempi