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Europa svegliati! È la Cina è la vera minaccia per la nostra industria

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02.01.2026

Per gentile concessione dell’autore ripubblichiamo un articolo di Antonio Gozzi apparso su Piazza Levante.

* * *

È stato giustamente rilevato da GianClaudio Torlizzi che gli atteggiamenti europei nei confronti della Cina stanno passando da una fase di totale compiacenza (ricordate la Via della Seta del governo Conte?) a uno stato di almeno parziale allarme.

Lo stesso Commissario europeo all’industria Stéphane Séjourné in più occasioni recenti, non ultima il suo discorso all’Assemblea di Federacciai del 10 novembre a Bergamo, ha sostenuto la tesi che l’Europa ha avuto per troppo tempo nei confronti della Cina un atteggiamento naïf. Con ciò si vuole intendere che a fronte di regole rigidissime in quel Paese per gli investimenti europei (obbligo nelle joint venture di una maggioranza cinese, obbligo di trasferimento di tecnologia, obbligo di acquisti locali ecc.) noi non abbiamo fatto altrettanto con gli investimenti cinesi nell’UE.

Ma non si tratta soltanto di reciprocità negli investimenti.

La sovracapacità produttiva cinese, in quasi tutti i settori della manifattura, si riversa all’estero per incapacità o non volontà dei decisori cinesi di adattarsi al ciclo economico riducendo le produzioni quando la domanda interna e internazionale calano. In Cina non esistono ammortizzatori sociali e le autorità spingono sempre le produzioni al massimo, sovvenzionando anche industrie in perdita, pur di tenere occupate le centinaia di milioni di lavoratori che fuori dalle fabbriche potrebbero causare problemi di ordine pubblico.

In questo modo l’occidente ma soprattutto l’Europa, che resta il mercato più aperto del mondo inondato di esportazioni cinesi, diventano il vero “ammortizzatore sociale” di Pechino.

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I dazi di Trump e il dirottamento dei flussi di esportazione cinesi prima diretti in USA hanno messo l’UE, come si vedrà, sotto una tremenda pressione.

La situazione sta peggiorando.

Molto radicale è stato il presidente francese Macron, che dopo........

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