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Riforma giustizia: stop alle strumentalizzazioni

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05.03.2026

“Dove eravamo rimasti?”. È la frase pronunciata da Enzo Tortora al suo ritorno in tv nel 1987, dopo un calvario giudiziario durato quattro anni. Un calvario, simbolo di malagiustizia, che, seppur concluso con la sua completa assoluzione, lo minò profondamente nel corpo tanto da portarlo alla morte alcuni mesi dopo la sentenza della Cassazione. Perché ho esordito con le parole di quest’uomo libero e coraggioso? Perché quella frase, nella sua semplicità e verità illuminanti, non solo esprime lo spirito invitto di un innocente finito in carcere sulla base di menzogne e accuse completamente false e inventate, ma deve rappresentare la pietra angolare su cui ricostruire il senso più alto di giustizia. Una giustizia che non può avere colore politico, né bandiere di partito, né tanto meno può e deve essere schiacciata da discussioni strumentali, di parte e del tutto esterne e estranee alla funzione, ai contenuti e alle problematiche di questo bene prezioso.

Ma è proprio questo che, purtroppo, sta accadendo rispetto al referendum del prossimo marzo, con la sinistra che utilizza la strumentalizzazione e il sistematico inquinamento dei pozzi per una narrazione che distorce completamente la realtà dei fatti e che, soprattutto, non entra mai nel merito della questione. Una condotta irresponsabile più di quanto in apparenza si creda. Infatti, raccontare il falso, evitare ogni analisi sui contenuti di una riforma, reca un incalcolabile danno al singolo cittadino perché - con un meccanismo di costante disinformazione - gli nasconde i contenuti della legge sulla quale è chiamato ad esprimere il suo voto nel nome di interessi politici che le sono del tutto estranei.

Bastano pochi esempi per comprenderlo, a partire dall’affermazione che la modifica della Costituzione rappresenterebbe una “minaccia all’assetto democratico”. Una dichiarazione ipocrita che nasconde la verità: la nostra Costituzione nel corso dei suoi 78 anni di vita, è già stata modificata molte........

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