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In piazza per i valori dell’Italia e dell’Occidente

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23.04.2026

Il declino non fa rumore. Durante il suo corso è lento, inesorabile, strisciante. Si muove lungo un percorso in cui cambia prima il linguaggio, poi cambiano i limiti.

È il percorso che da qualche decennio ha intrapreso anche l’Occidente, che non arretra per mancanza di mezzi, ma per perdita di convinzione: ha iniziato a considerare sé stesso un problema! Le radici di questa deriva che oggi, sotto diversi aspetti, si palesa drammaticamente in una rinuncia continua e costante ai propri valori, alla propria storia, alla sua morale e ai suoi costumi, quasi fossero il male assoluto da combattere con ogni mezzo, affondano in tempi lontani.

Il ’68 ha reso la critica un riflesso automatico: ogni autorità va considerata sospetta, ogni norma è da smontare. Woodstock ha trasformato il rifiuto del limite in cultura. Gli intellettuali francesi del secondo Novecento - da Michel Foucault a Jacques Derrida - hanno fornito il lessico per compiere questa trasformazione: decostruire, relativizzare, dissolvere.

Da qui è nata una cultura che oggi si presenta come “woke”, una dimensione in cui non vi è più critica degli abusi, ma sospetto sistematico verso ciò che esiste, con la negazione a prescindere e a oltranza dei pilastri fondamentali su cui si basa la nostra società: tutto nel nome e nel segno di un concetto di “rispetto” estremizzato per le altre culture e religioni che finisce per trasformarsi nell’erosione dei nostri stessi diritti.

E questo, nel nostro Paese, innegabilmente accade per responsabilità di una certa politica che, in modo assai miope, agisce così per banali interessi di parte. Senza dialogo, senza confronto, senza la minima dose di buon senso. Perché chi agisce in questo modo sa di non avere altri mezzi al di fuori della........

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