Decreti sicurezza, sinistra e ipocrisia sull’integrazione
Per anni la sinistra italiana ha trasformato l’immigrazione nel brodo di coltura perfetto per lo sviluppo della propria ipocrisia politica. Un racconto costruito su parole nobili come accoglienza, integrazione, inclusione, solidarietà. Dietro quelle parole, però, si è spesso nascosta una realtà molto meno edificante, fatta di abbandono e disagio sociale, disordine e sfruttamento.
Perché la verità è molto più dura di qualsiasi slogan. Chi entra illegalmente in Italia e viene lasciato per mesi o anni senza una posizione chiara, senza un lavoro regolare, senza percorsi reali di integrazione, praticamente senza controllo, non viene accolto, viene semplicemente abbandonato, lasciato ai margini, in una dimensione che crea soltanto pericolo.
E così questa persona finisce il più delle volte nelle mani del caporalato agricolo, dello sfruttamento nei cantieri, della microcriminalità, e naturalmente delle mafie che prosperano proprio dove lo Stato non è presente o in quelle zone franche dove colpevolmente arretra.
Ecco, qui emerge il grande corto circuito della sinistra italiana. A parole difende i migranti. Nei fatti, invece, li usa come bandiera ideologica per poi lasciarli vivere nelle periferie degradate, nei “ghetti” agricoli, nelle abitazioni occupate abusivamente o in dormitori improvvisati nei centri urbani, dove l’integrazione è solo una bella parola sentita in qualche convegno.
Oriana Fallaci, con il suo stile diretto e spesso spietato, aveva denunciato molto prima di altri il rischio di un Occidente incapace di difendere sé stesso e paralizzato dal senso di colpa. Aveva colto un punto reale: una società che rinuncia a governare fenomeni complessi per paura di essere giudicata, perde........
