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Dopo il Csm, se vince il “sì” avrà perso anche Mattarella

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23.02.2026

Non basta togliersi la maglietta per diventare superpartes. Qualcuno è disposto a credere che è un caso che Mattarella, pur essendone il presidente da ben 11 anni, non abbia mai partecipato alle sedute plenarie del Csm e stavolta abbia deciso di esserci?

E questo a 40 giorni del voto referendario; dopo aver sempre taciuto sulle tante “trasgressioni “ alle leggi del governo da parte dei magistrati e - nonostante sia anche il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre che il Capo dello Stato e quindi il primo cittadino d'Italia - sulle parole quantomeno irrispettose (indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere) rivolte dal procuratore di Napoli Gratteri a chi il 22 e 23 marzo voterà “si”. Per di più, nel pieno della polemica fra quest'ultimo e il ministro Nordio, proprio su queste parole.

A mio avviso, assolutamente no! La verità è che proprio in questo momento doveva farlo e nella maniera più evidente possibile, perché lo notassero anche i cittadini e rassicurare i magistrati, di essere sempre dalla loro parte e che possono contare su di lui. Tant'è che ha parlato, ma senza troppa enfasi, di rispettto fra le Istituzioni, ma con più forza verso il Csm, ma è scivolato sopra, come se non le avesse lette, né sentite, le parole di Gratteri.

Una scelta - non........

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