Trap, tute acetate, borsello: il cibo culturale dei maranza
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Milano, 20 ottobre 2026 – “E che Milano è violenta, ma la guerra è contro il sistema/Ci voglion vedere a terra, per poi colpirci alla schiena” (Milano Shotta Freestyle, Shiva, 2024). La colonna sonora delle giornate a perdere dei ragazzi e delle ragazze scese in strada negli ultimi giorni, quella già la conosciamo. Sul binomio trap e giovani senza regole, in cerca di riscatto o della scarica di adrenalina, si sta formando anche una piccola ma combattente bibliografia (vedi Etnografie Trap di Francesca Buscaglia, uscito lo scorso anno per Agenzia X o Pisciare sulla metropoli, di Tommaso Sarti per Machina Libro).
Cosa c’è oltre la trap?
Tanta trap, un po’ di techno, spruzzate di punk (ma lì andiamo in altri background culturali): “Ascoltiamo musica che esprima concetti in cui ci rivediamo. In cui rivediamo la nostra rabbia”. E poi? Cosa c’è al di là delle tute acetate, le Nike TN e il borsello? Cosa leggono, cosa guardano i giovani delle manifestazioni, ma anche dei saccheggi e delle devastazioni a Milano? Qual è il cibo culturale dei maranza, termine tremendo e affatto nuovo, come spiega Gabriel Seroussi nel libro La periferia vi guarda con odio: prima erano i meridionali, oggi i maghrebini. In ogni caso “persone ritenute incivili, da educare oppure da marginalizzare”.
Il professore e scrittore Enrico Galiano
Rispondere è difficile perché la........
