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Oro d’Italia: ecco perché i lingotti di Bankitalia restano intoccabili

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29.12.2025

Le riserve auree italiane valgono oltre 270 miliardi di euro e rappresentano l’ultimo baluardo della sovranità nazionale. Storia, numeri, politica e leggende di un tesoro che accende appetiti ma resta sotto la custodia della Banca d’Italia.

Cominciamo da una verità semplice, quasi banale, ma che banale non è affatto: l’oro della riserva nazionale non si può toccare. L’emendamento Malan, riformulato facendo riferimento ai Trattati Ue, ha fissato sì un importante punto politico: i lingotti sono del popolo italiano. Principio mai messo in dubbio. Ma a gestirlo è Banca d’Italia. Come prima. Come sempre.

Quel tesoro non si può toccare perché è l’ultimo bastione della sovranità nazionale, l’equivalente monetario delle mura di una città medievale. Quando tutto il resto è stato negoziato, promesso, rinviato o rifinanziato, lì si arriva. Ed è stop. Oltre questo punto non si passa.

La Banca d’Italia è la guardia di questo confine. E lo è da sempre. Ci aveva provato anche il Duce a sfondare quella porta. E, infatti, nell’inverno del 1944 un po’ di camion tedeschi partirono da via Nazionale diretti a Salò e poi a Fortezza in Alto Adige. Traffico intenso e pieno di ombre che alimentò potenti leggende a cominciare dal famoso “Oro di Dongo”. A guerra finita, quasi tutti i lingotti tornarono a Roma con i camion americani. Un incantesimo proteggeva quel tesoro? O forse la grande finanza internazionale a Washington e a Londra aveva deciso che mentre arrivava la Guerra fredda non era opportuno indebolire troppo l’Italia, privandola delle sue riserve dorate. Spiegandole così forse si capiscono un po’ di cose accadute nei decenni successivi. A cominciare dalle passioni politiche e culturali del governatore e dei membri del direttorio.

Perché il passaggio fondamentale è qui. La carica di capo di Banca d’Italia, fino ad Antonio Fazio, non aveva scadenza. Era un mandato a vita. Come il Papa. E perché? Perché bisognava garantirne l’indipendenza nelle scelte di politica monetaria. Ma........

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