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Lee Chang-dong torna dopo otto anni con sei minuti di applausi a Venezia. Perché tutti parlano di “Possible Love”

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07.09.2026

Lee Chang-dong torna a Venezia con Possible Love, il nuovo film dopo Burning: cast, trama, recensioni e il racconto della Corea divisa.

Otto anni sono passati da Burning e, per capire quanto siano lunghi, basta guardare ciò che è accaduto alla Corea del Sud nel frattempo: Parasite ha riscritto la storia degli Oscar, Squid Game è diventato uno dei fenomeni televisivi più grandi del mondo, il K-pop ha smesso definitivamente di essere percepito come una nicchia asiatica, le serie coreane sono entrate nelle abitudini del pubblico internazionale e Seoul è diventata una capitale culturale capace di esportare contemporaneamente musica, cinema, beauty, moda e immaginario. Lee Chang-dong, invece, non aveva più girato un lungometraggio dal 2018.

È tornato alla Mostra del Cinema di Venezia con Possible Love, un film di quasi tre ore costruito intorno a quattro persone, due matrimoni e una distanza sociale che, come spesso accade nel suo cinema, non ha bisogno di trasformarsi in una dichiarazione politica per essere percepita in ogni gesto. Quando sono arrivati i titoli di coda, il pubblico della Sala Grande si è alzato in piedi e gli applausi sono andati avanti per oltre sei minuti, mentre nelle stesse ore uscivano recensioni sorprendentemente concordi nell’indicare il film come uno dei titoli più forti passati finora dal Lido.

A Venezia la durata delle standing ovation è diventata ormai quasi un genere giornalistico a sé, con minuti contati, confrontati e trasformati rapidamente in una misura del successo, ma nel caso di Lee Chang-dong il dato interessante arriva dopo gli applausi, perché Possible Love segna il ritorno di un autore che in circa trent’anni ha realizzato appena sette lungometraggi e che, proprio per questo, non ha mai dato l’impressione di girare un film semplicemente perché era arrivato il momento di farne un altro.

Il ritorno di Lee Chang-dong otto anni dopo Burning

Prima di essere regista Lee Chang-dong è stato scrittore e nei suoi film quella formazione continua a sentirsi, non perché il cinema diventi letteratura illustrata, ma perché i suoi personaggi sembrano possedere una vita che precede l’inquadratura e continua oltre il momento in cui la storia decide di abbandonarli. Peppermint Candy attraversava vent’anni di Corea andando all’indietro dentro l’esistenza di un uomo, Oasis metteva al centro due persone che il resto della società preferiva osservare esclusivamente attraverso la loro marginalità, Secret Sunshine prendeva il lutto, la fede e il perdono e li portava in un luogo in cui nessuna risposta riusciva a bastare, mentre Poetry faceva convivere la ricerca della bellezza con una responsabilità morale impossibile da ignorare.

Poi, nel 2018, era arrivato Burning, libero adattamento di Murakami che sembrava inizialmente raccontare un triangolo tra tre giovani e finiva per diventare uno dei ritratti più precisi di una generazione divisa da una disuguaglianza che nessuno aveva bisogno di nominare esplicitamente. Da una parte c’era la precarietà di chi non sapeva quale posto avrebbe occupato nel futuro, dall’altra una ricchezza così naturale da non avere neppure bisogno di essere ostentata, e tra i due mondi cresceva un’inquietudine che il film non si preoccupava mai di risolvere completamente.

Possible Love torna dentro quella distanza sociale, ma questa volta Lee la porta dentro il matrimonio, dentro il modo in cui quattro persone guardano se stesse e gli altri e dentro quella parte della vita privata che continuiamo a considerare separata dalle condizioni economiche anche quando, in realtà, non lo è quasi mai.

Possible Love: due matrimoni ai lati opposti della stessa Corea

Sul Kyung-gu interpreta un saldatore che ha perso il lavoro, mentre Jeon Do-yeon è sua moglie; dall’altra parte ci sono una documentarista interpretata da Cho Yeo-jeong e il marito benestante di Zo In-sung, due coppie che appartengono........

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